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Brindisi, cento investigatori a caccia del killer

Proseguono senza sosta a Brindisi le indagini per individuare l’attentatore che ha causato la morte di Melissa Bassi, la studentessa di sedici anni vittima della strage all’Istituto “Morvillo Falcone” di sabato scorso. Sono cento gli investigatori impegnati, divisi in tre gruppi coordinati dal Procuratore Antimafia di Lecce Cataldo Motta. Al momento nessuna ipotesi viene scartata, al vaglio degli inquirenti i reperti ed i filmati delle telecamere di sorveglianza situate nella zona ed, in particolare, sul chiosco antistante l’edificio scolastico, i segnali lasciati dai telefonini cellulari nella zona al momento dell’attentato e le testimonianze rilasciate spontaneamente dai cittadini.

Da Roma è giunto a Brindisi il direttore centrale anticrimine Francesco Gratteri, che ha presieduto un vertice degli investigatori. Nessun elemento sarebbe emerso dopo le dichiarazioni rilasciate dai residenti nei pressi della scuola, alcuni docenti, il preside ed anche alcuni cittadini stranieri, ancora sconosciuta l’identità dell’uomo con alcuni difetti fisici immortalato nel video reso pubblico nei giorni scorsi che con un telecomando ha attivato il micidiale ordigno realizzato con tre bombole di gas ed un innesco “volumetrico”, entrato in funzione al passaggio delle studentesse.

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Tributo a Falcone sul sito dell’FBI

Una cerimonia al quartier generale: così l’FBI ha commemorato la morte del giudice italiano ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992. Il direttore Robert S. Mueller, affiancato da due suoi predecessori e alla presenza di molti dignitari italiani invitati per l’occasione, ha ricordato Giovanni Falcone definendolo “un coraggioso avversario della Mafia e uno dei primi sostenitori della cooperazione internazionale nella lotta al crimine organizzato”, e rievocando le drammatiche circostanze della strage di Capaci, in cui insieme al giudice avevano trovato la morte anche la sua compagna e tre uomini della scorta.
Uno dei meriti principali di Falcone per l’FBI è stato quello di aver individuato subito la fondamentale importanza della cooperazione nazionale e internazionale nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata. Mueller nel suo discorso ha dunque focalizzato l’attenzione proprio su questa tematica: “molto prima che la parola globalizzazione divenisse un termine diffuso, il giudice Falcone capì che nessun dipartimento o Paese può combattere il crimine da solo e fece infatti di tutto per coltivare rapporti forti, amicizie, qui negli Stati Uniti e altrove nel mondo”.