Omicidio Scazzi, la cassazione smonta le accuse

Il caso continua a proporre colpi di scena: la cassazione smonta le accuse, prove incerte che Sabrina e Cosima abbiano ucciso Sara. Conclamato l'occultamento di cadavere.

di Vincenzo Avagnale 12 Ottobre 2011 12:54

Il delitto di Sarah Scazzi torna alla ribalta con la sentenza della Corte di Cassazione depositata l’altra sera: mancano i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Sabrina Misseri e Cosima Serrano. La prima si lamenta: “come per Amanda Knox il mio è un colossale errore giudiziario!”

Per il momento l’unico reato che resta in piedi è l’occultamento di cadavere della quindicenne, rispettivamente cugina e nipote delle accusate, ma tracce chiare che indichino che abbiano commesso il delitto non ce ne sono. Una contraddizione palese visto che nell’ipotesi degli inquirenti l’occultamento del cadavere sarebbe stato finalizzato proprio ad evitare che si scoprisse l’omicidio; in sostanza: perchè nascondere il cadavere se erano innocenti?

Secondo l’avvocato di Sabrina Misseri, Nicola Marseglia: “la sentenza della Cassazione ci soddisfa ampiamente perchè riconosce la totale mancanza ddei gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati più gravi contestati a Sabrina Misseri, quello di omicidio e sequestro di persone. Rimane il fatto, questo si che è davvero grave, che ancora una volta risultano infondati i presupposti per l’incarcerazione della mia assistita.”

La prossima mossa per gli avvocati di madre e figlia potrebbe dunque chiedere al gup la scarcerazione delle due. Decisamente contrario a questa eventualità è il legale della famiglia Scazzi: “quello che sappiamo è che Sarah è entrata viva ed uscita morta da quella casa in cui tra l’appartamento ed il garage c’erano tre persone. La scarcerazione sarebbe un’errore.”

La Procura intanto non commenta ufficialmente ed il procuratore aggiunto Petro Argentino ed il sostituto Mariano Buccoliero hanno vagliato attentamente le 44 pagine della sentenza della Cassazione onde valutare il da farsi. In particolare è sotto esame l’alibi di Sabrina, che verrebbe confermato da una serie di telefonate registrate avvenute proprio mentre il delitto sarebbe stato consumato, mentre secondo la cassazione la ragazza sarebbe già stata in casa in quei momenti.

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