Delitto Sarah Scazzi, Michele Misseri: “Sono io l’unico colpevole”

Intervistato a Domenica Live, l'uomo, su cui pende solo l'accusa di occultamento di cadavere, continua a ribadire di aver ucciso la nipote.

di Simona Vitale 29 Ottobre 2012 11:06

Torna a parlare Michele Misseri, zio di Sarah Scazzi, la 15enne scomparsa il 26 agosto del 2010 ad Avetrana, in provincia di Taranto. Per il delitto sono attualmente sotto processo dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto, la cugina di Sarah, Sabrina Misseri di 24 anni e la zia Cosima Serrano di 55 anni, con l’accusa di omicidio doloso aggravato e lo stesso Michele Misseri con l’accusa di occultamento di cadavere. Intervistato a Domenica Live, Misseri con la barba incolta e le mani sporche di terra, ha dichiarato:

Scrivo sempre a Sabrina e Cosima ma non ho mai ricevuto risposta. Quando le vedo in tribunale provo a guardarle, ma loro non mi rivolgono neanche uno sguardo. 

Forse, perché, sebbene lui continui a professarsi come unico colpevole, è fuori con il solo obbligo di firma in caserma, ma la valigia pronta per andare in galera. Misseri si è lasciato intervistare all’interno del garage nel quale, a suo dire, avrebbe ucciso la nipote:

“La colpa è del trattore. Mi hanno detto che potevo dare un colpo di martello qui e sarebbe partito, ma io che ne sapevo”, farfuglia l’uomo. Parla dell’omicidio come un momento d’ira che gli ha rovinato la sua vita serena, fatta di lavoro e poche certezze: la moglie, le figlie, la casa di Via Deledda, nella quale continua a vivere. “Mi hanno ucciso i gatti  io parlavo solo con loro”, racconta Michele, aggiungendo che nella stanza di Sabrina tutto è rimasto esattamente come la figlia l’ha lasciata.

Ci tiene anche a portare un mazzo di fiori nel luogo nel quale avrebbe nascosto il corpo della ragazzina. “Non ci posso credere che l’ho uccisa. “L’ho uccisa, ma ancora non ci posso credere”, aggiunge dinanzi al pozzo ricoperto di terra. “Adesso è chiuso, non c’è Sarah, non mi fa commuovere. Sabrina e Cosima non sono mai state qui loro non sapevano proprio niente”.  

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