Salute: nel 2011 meno aborti, ma boom della pillola RU-486

Anche se non vi sono grandi differenze socio-demografiche, emerge un maggiore uso della pillola abortiva da parte di donne meno giovani, più istruite e nubili.

di Stefania Calabrese 11 ottobre 2012 17:40

Continua a calare il numero di aborti in Italia: nel 2010 si era già registrata una diminuzione del 2,7% rispetto all’anno precedente, nel 2011 la percentuale è raddoppiata, raggiungendo il 5,6%. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, l’anno scorso sono state effettuate circa 109.538 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), con un calo del 53,3% rispetto al 1982, anno in cui si è toccata la cifra record di 234.801 casi di ricorso all’IVG.

 
Il tasso di abortività, che si calcola in base al numero delle IVG per 1.000 donne in età feconda dai 15 ai 49 anni, rappresenta l’indicatore più accurato per poter valutare correttamente la tendenza al ricorso all’IVG in un determinato Paese: l’Italia possiede uno fra i valori più bassi di quelli registrati nei Paesi industrializzati.

 
Cresce invece il numero di aborti per mezzo della RU-486. In base ai dati trasmessi dalle Regioni, si calcola che la pillola abortiva, legalizzata in Italia dopo un lungo e sofferto iter nel 2009, è stata usata nel 2010 in 3.836 casi, cioè nel 3,3% del totale delle IVG per il 2010, mentre nel 2011 vi sono stati 3.404 casi soltanto nel primo semestre.
L’impiego della RU-468 sul territorio nazionale nel 2010 ha riguardato tutte le regioni ad eccezione di Abruzzo e Calabria; nel 2011 invece sole nelle Marche non è stato possibile ricorrere alla pillola.

 
Il ricorso all’aborto medico, è stato specificato nella relazione del Ministero riguardo l’attuazione della legge n. 194 del 1978 che regola la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza, varia molto da regione a regione, sia per quanto concerne il numero di interventi, sia per il numero di strutture interessate.

 
La relazione presentata dal ministro Balduzzi contempla anche il dato sul numero di ginecologi obiettori di coscienza presenti in Italia, che dopo aver conosciuto un notevole incremento negli anni precedenti, nel 2010 sembra essersi stabilizzato: dal 58.7% del 2005 il dato è cresciuto fino al picco del 71.5% nel 2008, per poi decrescere al 70.7% nel 2009 e al 69.3 nel 2010.
Il Sud Italia detiene le percentuali più alte, che superano l’80%, con l’85.7% registrato in Molise, l’85.2% in Basilicata, l’83.9% in Campania e l’80.6% in Sicilia, con l’unica eccezione di Bolzano, che arriva all’81.3%.

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