Ragazza stuprata a L’Aquila confessa: “Volevano uccidermi”

La giovane ragazza stuprata selvaggiamente a L'Aquila sabato scorso avrebbe riferito alla madre: "Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere". Nel frattempo incoerenze e contraddizioni nelle dichiarazioni degli indagati.

di Simona Vitale 17 Febbraio 2012 23:06

“Ho capito che potevo morire. Quelli mi volevano uccidere”. Queste le terribili e angoscianti parole riferite alla madre dalla studentessa di 20 anni di Tivoli (Roma), vittima lo scorso sabato notte di una brutale aggressione sessuale fuori dalla discoteca “Guernica” di Pizzoli in provincia de L’Aquila. La giovane è ancora ricoverata, in forte stato di shock, presso l’ospedale San Salvatore del capoluogo abruzzese, nel quale ha subito un delicato intervento chirurgico alle parti intime, a causa delle ferite riportate a seguito del terribile stupro. La veridicità della dichiarazione è stata confermata dal legale della giovane Enrico Maria Gallinaro che ha dichiarato: “La natura e la gravità delle lesioni riportate dalla giovane rendono il quadro indiziario estremamente grave. La mia assistita è stata abbandonata seminuda e gravemente ferita, alle tre del mattino, in un parcheggio, nella neve e nel ghiaccio. E’ stato un miracolo che si sia riuscita a salvare. Le lesioni riportare sono gravissime e sono ovviamente documentate. La priorità in questo momento è nel recupero psicofisico della mia assistita, dopo viene il resto. Confidiamo nel rispetto di tutti, nel buon operato della magistratura”.

Nel registro degli indagati com’è noto sono finiti 3 militari, due campani e un aquilano, volontari, di stanza al 33esimo reggimento artiglieria Acqui. Indagata anche una quarta persona, una ragazza che sarebbe amica del militare abruzzese. La posizione più grave dei quattro indagati sarebbe quella di un militare originario della provincia di Avellino che, la notte dello stupro, è stato fermato dal proprietario della discoteca e dai suoi buttafuori, con la camicia ed una mano sporca di sangue. Il militare era in macchina con i due commilitoni e con la giovane donna. Le deposizioni rese dai quattro sembrano estremamente contraddittorie tra loro e prive di coerenza, aggravando ancor di più la situazione del maggior indagato. Da valutare e poi ancora la posizione della migliore amica della studentessa romana, che avrebbe abbandonato la discoteca un’ora prima.

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