Berlusconi: “Se mi fanno decadere il governo cade”

Il Cavaliere: "Se la sinistra mi impedisce di fare politica il governo non andrà avanti". Franceschini: "Il ricatto di Berlusconi va respinto al mittente".

di Luca Fiorucci 31 Agosto 2013 9:26

Silvio Berlusconi è intervenuto ieri in collegamento telefonico con Bassano del Grappa, dove si stava tenendo una riunione dei suoi “fedelissimi” dell'”Esercito di Silvio”, guidati dall’imprenditore Simone Furlan, e ha parlato della sua condanna e dell’eventualità che la Giunta per le elezioni del Senato si esprima favorevolmente alla sua decadenza da senatore: “Dopo 20 anni dalla mia discesa in campo si ripete la stessa situazione: tentano di nuovo di togliermi di mezzo attraverso misure giudiziarie che nulla hanno a che vedere con la democrazia ha affermato, per poi arrivare a minacciare direttamente la tenuta dell’esecutivo, aggiungendo: “Sarebbe disdicevole se il governo cadesse ma naturalmente non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di fare politica“.

Il Cavaliere ha poi spiegato: “Abbiamo fatto le larghe intese, di pacificazione per vedere se si potesse mettere fine alla guerra civile, quella guerra fredda partita dopo il ’48, invece avete visto quello che è successo, siamo ancora in mezzo al guado“, e ha annunciato nuovamente il ritorno a Forza Italia: “Come nel ’94 lanceremo le bandiere di Fi, ci rivolgeremo ai giovani, ma anche a chi non si è mostrato interessato alla politica”. Infine, Berlusconi ha rivendicato la cancellazione dell’Imu da parte del governo: “E’ nostra la grande vittoria sull’Imu. Abbiamo fatto quanto promesso in campagna elettorale. Credo che tutti gli italiani che hanno una casa ci debbano essere riconoscenti. Lo spero” ha affermato.

All’ex premier ha subito replicato duramente il ministro Franceschini: “Il ricatto di Berlusconi va respinto al mittente a stretto giro di posta: non violeremo mai le regole dello stato di diritto per allungare la durata del governo“. Ma della questione della decadenza di Berlusconi hanno parlato, ieri sera, anche il premier Enrico Letta e il sindaco di Firenze Matteo Renzi, rispettivamente dalla Festa Nazionale del Pd di Genova e da quella di Forlì, e hanno ribadito la posizione dei democratici in merito. Il premier ha affermato infatti: “Non credo che ci siano molti margini, la separazione tra il piano politico e giudiziario è necessaria. E chi crea delle connessioni improprie tra quello che deciderà la Giunta del Senato e il governo, dovrà spiegare ai cittadini il senso di queste relazioni pericolose“.

Ancora più netto il sindaco fiorentino, che ha dichiarato: In un paese civile un leader condannato va a casa da solo, non aspetta che glielo dicano gli altri“. Berlusconi, che in mattinata aveva incontrato a Palazzo Grazioli il leader radicale Marco Pannella e poi aveva tenuto un vertice con i “big” del Pdl, ha annunciato inoltre di voler sostenere i sei referendum radicali sulla giustizia: “Attraverso il voto popolare cerchiamo di fare quella riforma della giustizia che ci hanno impedito di fare in Parlamento” ha spiegato, citando in particolare i due quesiti sulla responsabilità civile dei giudici, giudici che, ha detto, “vivono in un Olimpo, sono persone che semplicemente hanno vinto un concorso eppure sono incontrollabili e irresponsabili“.

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