Berlusconi, dalla Giunta sì alla decadenza. Lui: “Decisione indegna”

Ora la proposta dovrà essere ratificata dal Senato. Polemica per alcuni post pubblicati su Facebook da Crimi (M5S) durante la camera di consiglio.

di Luca Fiorucci 5 Ottobre 2013 9:12

La Giunta per le elezioni del Senato ha votato ieri a maggioranza, 15 contro 8, per la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, in seguito alla condanna nel processo Mediaset. Lo ha annunciato il presidente Dario Stefàno dopo quasi sei ore di camera di consiglio. Ora la proposta dovrà essere ratificata dall’Aula di Palazzo Madama, entro venti giorni da oggi. Il Movimento 5 Stelle vorrebbe che in quell’occasione si proceda con il voto palese, mentre dal Pdl Renato Schifani ha fatto sapere che il suo partito vuole attenersi al voto segreto. Non si è fatta attendere la reazione dell’ex premier, assente in aula come i suoi avvocati: Quando si viola lo stato di diritto si colpisce al cuore la democrazia. Questa indegna decisione è stata frutto non della corretta applicazione di una legge ma della precisa volontà di eliminare per via giudiziaria un avversario politico ha dichiarato.

I legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, Piero Longo e Franco Coppi, avevano spiegato di non aver partecipato alla riunione della Giunta perchè “non vi è possibilità alcuna di difesa nè vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte ad un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la sua decisione, e avevano avvertito: “Anche questa ulteriore violazione dei principi costituzionali e dei principi della Convenzione Europea troverà adeguato rimedio nelle sedi competenti”. Dopo la sentenza, hanno invece parlato di “un gravissimo precedente che mina profondamente la storia democratica del Paese e lo stato di diritto”. Anche per Schifani, quello della Giunta è stato un “verdetto squisitamente politico che la dice lunga sulla serietà e la terzietà dei componenti che hanno detto prima del voto come la pensavano”.

Il Pdl era insorto in precedenza anche per alcuni post, uno dei quali con una battuta offensiva sul Cavaliere, pubblicati su Facebook dal senatore “grillino” Vito Crimi durante la seduta pubblica e a camera di consiglio iniziata, al punto che Schifani aveva chiesto la sospensione della seduta della Giunta. Il presidente del Senato Pietro Grasso aveva però spiegato di non poter interrompere la riunione della Giunta già riunita in camera di consiglio, ma ha comunque definito il post di Crimi “inqualificabile e gravemente offensivo, assicurando che vi sarà un‘istruttoria al riguardo.

Stefano Esposito del Pd ha accusato il M5S di aver così fornito “un assist” a Berlusconi, ma anche alcuni compagni di partito hanno criticato il senatore grillino. Un suo collaboratore, Adriano Nitto, ha però fatto sapere di aver pubblicato lui i post dopo l’inizio della camera di consiglio. La vicenda, comunque, non ha avuto ripercussioni sui lavori. Crimi, in seguito, si è difeso dicendo: “E’ un attacco ignobile e vergognoso a me e tramite la mia persona al Movimento 5 Stelle, volto a sollevare una cortina fumogena per cercare l’ultimo disperato appiglio per frenare la rovina politica dell’uomo che ha causato la degenerazione istituzionale del nostro Paese”.

 

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