Berlusconi: “Riforma della giustizia o al voto”

Il Cavaliere ha incontrato i suoi per tracciare la linea. Tutto il Pdl pronto a dimettersi, Brunetta e Schifani andranno da Napolitano per chiedere la grazia.

di Luca Fiorucci 3 Agosto 2013 10:30

All’indomani della sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna nei suoi confronti a quattro anni di reclusione nel processo Mediaset, Silvio Berlusconi si è incontrato a Montecitorio con i parlamentari del Pdl, per tracciare la linea politica da seguire ora. Il Cavaliere sembra determinato a chiedere una riforma della giustizia, e a minacciare, in caso di contrario, di far cadere il governo e tornare al voto: “Non possiamo sottrarci al dovere di una vera riforma della giustizia, per questo siamo pronti alle elezioni. Dobbiamo chiedere al più presto le elezioni per vincere. Riflettiamo sulla strada migliore per raggiungere questo obiettivo” ha affermato. Dopo Berlusconi, ha parlato il segretario Angelino Alfano, spiegando che tutti i ministri e i parlamentari del Pdl sono pronti a dimettersi.

I capigruppo del partito Schifani e Brunetta hanno detto di esser pronti a recarsi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con le dimissioni per chiedere “che venga ripristinato lo stato di democrazia”, ovverosia che il capo dello Stato conceda al Cavaliere la grazia presidenziale. I due capigruppo potrebbero presentarsi al Quirinale già lunedì, al rientro di Napolitano dalle vacanze. Brunetta ha poi aggiunto categorico: “Se alla nostra richiesta di grazia non ci fosse risposta positiva, tutti sappiamo quello che occorre fare: difendere la democrazia nel nostro Paese”. Fonti del Quirinale hanno replicato spiegando quali sono i soggetti che possono presentare la domanda di grazia.

Sembra difficile che Napolitano stesso possa decidere spontaneamente di concedere la grazia: dovrebbe essere uno dei soggetti indicati dalla legge ad avviare le lunghe procedure. Berlusconi sarebbe stato accolto da una lunga “standing ovation” all’incontro con i suoi, ed è tornato poi sulla sentenza della Cassazione, accusando nuovamente i magistrati: “Non è una sentenza. E’ un teorema che non sta in piedi, messo ad arte solo per eliminarmi dalla scena politica”. Quanto all’ipotesi di dimissioni in blocco dal governo, però, il ministro Quagliarello ha frenato: “Berlusconi ci ha detto: prima di tutto vengono gli interessi del Paese, nessuna scelta affrettata“. Domenica alle 18, a Roma, si dovrebbe poi svolgere una manifestazione in sostegno del Cavaliere, a cui parteciperanno i parlamentari Pdl, ma probabilmente non Berlusconi.

Il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha appreso le ultime intenzioni dell’ex premier e dei suoi fedelissimi mentre si trovava ad una festa del partito a Castelfranco Emilia, e ha commentato: “Se veramente Silvio Berlusconi ha detto ai suoi parlamentari di chiedere al più presto elezioni per vincere, vuol dire che ha intenzione di rompere il patto con gli italiani per un governo di servizio”. Su ciò che intende ora fare il Pd, Epifani ha poi spiegato: “Siamo pronti a tutto, siamo pronti a sostenere il governo di servizio e potremmo essere pronti ad altro. Per quello che ci riguarda abbiamo la coscienza a posto e non temiamo nulla se non la crisi del Paese e le sue conseguenze“. Il premier Letta, invece, ha detto che si tratta di un “momento delicato, ma gli interessi del Paese devono prevalere”, ed ha poi aggiunto: “Sarebbe un delitto fermarsi ora“.

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