Decadenza Berlusconi, sarà voto palese. Alfano: “Battaglia in aula”

La Giunta per il regolamento del Senato si è espressa, sette voti contro sei, per il voto palese. Ira del Pdl, i "falchi" minacciano ripercussioni sul governo.

di Luca Fiorucci 31 ottobre 2013 9:52
Angelino Alfano con Silvio Berlusconi

La Giunta per il regolamento del Senato ieri ha alla fine deciso, sette voti contro sei, che vi sarà il voto palese sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Si sono espressi a favore Pd, Movimento 5 Stelle, Sel e Scelta Civica, mentre si sono pronunciati in maniera contraria Pdl, Lega, Gal e Svp-Autonomie. E’ stato decisivo, alla fine, l’ok al voto palese di Linda Lanzillotta di Scelta Civica, rimasta in dubbio fino all’ultimo. La stessa Lanzillotta ha spiegato: “Quello sulla decadenza di Berlusconi non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare. Pertanto non sarà necessario il voto segreto”. 

La decisione della Giunta ha mandato su tutte le furie il Cavaliere, che ha cancellato il pranzo in programma con i ministri, ma tutto il Pdl è insorto in sua difesa, anche se le “colombe” hanno cercato di mantenere distinta la vicenda giudiziaria dell’ex premier e il sostegno al governo Letta, mentre i “falchi” sono tornati a minacciare la stabilità dell’esecutivo. Il segretario Angelino Alfano ha affermato: “Ora, innanzitutto in sede parlamentare, sarà battaglia per ripristinare il diritto alla democrazia”. Il capogruppo al Senato Renato Schifani ha avvertito invece: “Pagina buia, la giornata di oggi non potrà non avere conseguenze. Daremo risposte concrete con il massimo della determinazione”. Per il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, si è trattato di una “decisione assurda, inaccettabile e senza precedenti contro Berlusconi“.

Secondo il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, “è un momento oscuro per la democrazia“, mentre Anna Maria Bernini, relatrice del caso in Giunta, ha parlato di “un mostro costituzionale” e di “un’ordalìa barbarica” contro Berlusconi. Ha tentato invece di gettare acqua sul fuoco il ministro per le Riforme Gaetano Quagliarello, “colomba” del Pdl, che ha dichiarato: “Non bisogna perdere la lucidità: la decadenza di Berlusconi dipende da una sentenza che è ingiusta, ma non dalla legge Severino. A far decadere Berlusconi è la pena accessoria di quella sentenza. Non è che se il voto sulla legge Severino non c’è, Berlusconi resta in Parlamento”. Quanto alla tenuta dell’esecutivo, Quagliarello ha poi aggiunto: “Io credo che il governo durerà fino al 2015″.

Il premier Enrico Letta, quando la giunta ancora non si era espressa, aveva respinto dai microfoni di “Radio Anch’io” la richiesta di Berlusconi di rivedere la retroattività della legge Severino, spiegando: “La risposta è contenuta nel voto di fiducia del 2 ottobre. Il Parlamento mi ha dato la fiducia con largo consenso. Il pilastro di quel discorso era che l’Italia ha bisogno di ripresa, di stabilità, e che ci sia separazione tra singole vicende giudiziarie e il destino del governo”. Il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha commentato invece: “Rispetto e comprensione per la scelta della giunta.  Basta polemiche che vanno oltre ogni limite”. Il leader del M5S Beppe Grillo, invece, ha esultato: “Due giorni di fiato sul collo in Parlamento sono serviti”. Il Movimento 5 Stelle ora insiste perchè il voto sulla decadenza ci sia già il 5 novembre, ma adesso il presidente del Senato Pietro Grasso dovrà riconvocare una conferenza dei capigruppo per decidere la data.

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