Auto sulla folla a Roma, il padre: “Guidavo io, ero ubriaco”

Un uomo sostiene di essere il padre del minorenne ricercato, ma nega che questo, marito della diciassettenne arrestata, fosse a bordo dell'auto.

di Luca Fiorucci 29 maggio 2015 5:34

Le forze dell’ordine stanno dando la caccia all’uomo in tutta Roma e provincia per trovare chi era a bordo della Lancia Lybra che, verso le 20 di mercoledì, in via Battistini, alla periferia Ovest della città, non si è fermata all’alt della polizia e ha travolto nove passanti, uccidendo una donna filippina di 44 anni e ferendo gli altri otto, tutti ora fuori pericolo. H. M, la diciassettenne di etnìa rom che era a bordo dell’auto, è stata arrestata con l’accusa di concorso in omicidio volontario: probabilmente non era alla guida, ma secondo gli investigatori ha comunque delle responsabilità in quanto avvenuto. Due minorenni sono ancora ricercati, e gli inquirenti hanno già identificato uno dei due, che è stato anche segnalato alla Procura della Repubblica dei minori e denunciato anch’egli per concorso in omicidio volontario. Il giovane ha sedici anni, è il marito della ragazza arrestata e i due, che hanno un bimbo di dieci mesi, vivono nel campo nomadi della Monachina, alla periferia occidentale della città.

I familiari della giovanissima coppia sostengono che i due ieri erano in macchina per accompagnare una persona in ospedale per problemi cardiaci. In un video pubblicato da lastampa.it, un uomo di etnìa rom racconta: “Ero io al volante della Lancia Lybra, ed ero ubriaco“, spiega che stava fuggendo perché senza patente, che gli era stata ritirata, e dice di essere il padre del minorenne ricercato, ma nega che questi fosse a bordo dell’auto. Gli investigatori, però, non gli credono. La Lancia Lybra, invece, risulta intestata ad un prestanome italiano, incensurato, sulla carta proprietario di decine di veicoli. Intanto i familiari dei ricercati hanno affermato: “Vogliamo chiedere scusa alla famiglia della vittima dell’incidente e a tutti i feriti. Se potessimo incontrare quelle persone, chiederemo loro perdono”.

La sorella del giovane in fuga gli ha rivolto un appello: “Torna qui e andiamo a costituirci, ti prego”. Intanto nel quartiere Boccea, teatro della tragedia, è tanta la rabbia per quanto avvenuto, al punto che vicino alla fermata metro Battistini sono stati lasciati dei mazzi di fiori ma anche alcuni adesivi con frasi razziste come “investiamo gli zingari“, e giovedì pomeriggio si è svolto un sit-in organizzato dall’associazione di destra Movimento capitale, a cui hanno partecipato anche alcuni esponenti di Fratelli d’Italia e Nuovo Centrodestra, che hanno anche raccolto le firme per chiedere una “delibera di iniziativa popolare volta allo smantellamento di tutti i campi rom della Capitale”.

Il drammatico incidente ha suscitato anche la polemica politica, con il leader della Lega Nord Matteo Salvini che ha scritto su Facebook: “Quando torneremo al governo, li raderemo al suolo uno per uno tutti ‘sti maledetti campi Rom, partendo da quelli abusivi”. A Salvini ha replicato il sindaco di Roma Ignazio Marino, che ha affermato: “Roma non vuole essere trascinata in basse strumentalizzazioni elettorali. Il mio appello alla città è di evitare trappole: occorre vicinanza alle vittime, severità per i colpevoli rifuggendo da odi e paure che qualcuno tenta di suscitare. E’ una sfida, civile e culturale, che la città è in grado di vincere“. Il Comune di Roma si costituirà parte civile e si farà carico delle spese dei funerali della donna deceduta.

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