Tenta il suicidio ma viene salvato: poco dopo muore battendo la testa

Rhee He Cheung, detenuto nel carcere di Firenze, doveva scontare una condanna definitiva a 6 anni e 4 mesi e aveva chiesto ad aprile il trasferimento a Roma.

di Simona Vitale 8 Agosto 2012 17:32

Un finale degno davvero di un episodio della saga cinematografica di Final Destination. Un uomo, un detenuto coreano, Rhee He Cheung, ha perso la vita poco dopo essere caduto e aver battuto la testa. A destare scalpore è però il fatto che l’uomo, poco prima di morire, avesse tentato il suicidio fermato solo da una guardia che, una volta accortasi dell’accaduto, ha chiamato i soccorsi che sono riusciti a salvare la vita all’aspirante suicida. Soccorso, l’uomo è però caduto dal letto a castello battendo la testa. I soccorsi non sono stavolta serviti a nulla e il detenuto è morto.

Sulla triste e strana vicenda è intervenuto anche Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze, il quale ha dichiarato:

Rhee He Cheung, detenuto coreano, aveva chiesto il trasferimento a Roma in aprile per poter avere dei colloqui con i parenti attraverso l’Ambasciata Coreana in giugno, dopo una visita del mio ufficio al signor Rhee, ho sollecitato il Dap per il suo trasferimento a Roma. Purtroppo non ho avuto risposta e il signor Rhee He Cheung, ha iniziato uno sciopero della fame, ha poi tentato il suicidio e cadendo ha battuto la testa,  è entrato in coma ed è morto.

L’episodio è ora oggetto d’inchiesta da parte della Procura di Firenze. L’uomo avrebbe dovuto scontare una condanna definitiva a sei anni e quattro mesi per due rapine. Corleone ha poi, polemicamente, aggiunto:

Se la direzione del carcere avesse preso sul serio la richiesta del signor Rhee He Cheung e avesse affrontato con i volontari e con il Garante la questione, questa tragedia non si sarebbe verificata ho inviato una lettera al Capo del Dap, per denunciare questo ennesimo episodio di trascuratezza che deve interrogare le coscienze e prendere un impegno perché sia davvero l’ultima morte, che non può essere rubricata come frutto del caso.

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