Revenge porn, arriva il sì unanime della Camera

La Camera approva all'unanimità, ma salta l'emendamento sulla castrazione chimica

di fabiana 2 Aprile 2019 15:30

Sì al reato di recente porn: la Camera ha approvato all’unanimità, con 461 voti, l’emendamento al disegno di legge ‘codice rosso’ che introduce in Italia il reato di revenge porn con il raggiungimento dell’accordo fra maggioranza e opposizione. 

Il testo prevede che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro“. 

La stessa pena viene anche appicca a chi “avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici“. 

Passa quindi la norma che vieta e punisce la diffusione di video hard a fini ricattatori dopo che la settimana scorsa si era registrata una bagarre in aula.

La pena prevista intanto, viene anche “aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale“. 

È stato invece annunciato il ritiro relativo all‘emendamento sulla castrazione chimica da parte del Ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno poiché il Movimento 5 Stelle non è favorevole alla castrazione chimica, un trattamento farmacologico volontario e reversibile, già previsto in altri Paesi. E per mantenere compatto il Governo, è stato annunciato il ritiro dell’emendamento. 

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