Intercettazioni Quirinale: Consulta ammette il ricorso

L’esame nel merito avverrà nella seconda settimana di novembre. Per il procuratore Messineo è normale iter processuale, che non incide sui contenuti.

di Stefania Calabrese 20 Settembre 2012 18:21

I giudici della Consulta, che si sono riuniti questa mattina in camera di consiglio per il primo vaglio del ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato mosso dal Quirinale contro la Procura di Palermo, hanno ritenuto l’atto ammissibile.
Il conflitto di attribuzione riguarda le intercettazioni di conversazioni telefoniche intervenute fra l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il senatore Nicola Mancino, registrate a fine 2011 nell’ambito dell’indagine sulla trattativa fra Stato e mafia.
Il Quirinale ha presentato il ricorso ritenendo che il Capo dello Stato non dovesse essere intercettato e in conseguenza di ciò ha affermato che le intercettazioni avrebbero dovuto essere già da tempo distrutte.

La Procura di Palermo sostiene invece che nell’ordinamento attuale nessuna legge stabilisce la cessazione dell’ascolto e della registrazione di conversazioni fra il soggetto sottoposto a intercettazione e un’altra persona nei cui confronti non poteva essere disposta l’intercettazione. Il procuratore Francesco Messineo ha infatti spiegato che in questo caso si tratta in realtà di intercettazioni indirette del Presidente, in quanto ad essere sotto controllo era l’utenza telefonica di Mancino, il quale all’epoca dei fatti oggetto dell’indagine era ministro dell’Interno. Per di più, solo il giudice per le indagini preliminari ha il potere di disporne la distruzione, qualora le ritenga irrilevanti ai fini del processo.

La Consulta, dopo aver vagliato il caso, ha riscontrato l’ammissibilità del ricorso sia sotto il profilo soggettivo, in quanto Capo dello Stato e Procura di Palermo sono entrambi qualificabili come poteri dello Stato, sia sotto il profilo oggettivo, ovvero in relazione al conflitto sollevato.

 
Il caso ha suscitato forti polemiche a causa delle indiscrezioni che hanno cominciato a filtrare a mezzo stampa sin da giugno a proposito del contenuto di una conversazione fra Mancino e il magistrato Loris D’Ambrosio, Consigliere per gli Affari giuridici del Presidente della Repubblica, in cui il senatore esprime la propria preoccupazione sull’indagine in corso e richiede un intervento del Quirinale. Le dichiarazioni del Quirinale che si sono susseguite riguardo la faccenda, dapprima improntate al riserbo, poi volte a denunciare apertamente di essere oggetto di una vera e propria campagna di insinuazioni, hanno contribuito ad alimentare i sospetti piuttosto che dissiparli.
Il Presidente Napolitano tuttavia ha precisato che le ragioni del ricorso risiedono nella convinzione che le decisioni della Procura di Palermo siano lesive delle prerogative attribuitegli dalla Costituzione, che, in quanto Capo dello Stato, ha il dovere di difendere.

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