In Olanda vietati gli allevamenti di animali destinati alle pellicce

Ieri è stata approvata in Olanda una legge la cui proposta da oltre 10 anni rimbalzava tra i due rami del Parlamento. La Lav esorta l'Italia a fare lo stesso.

di Giorgia Martino 19 dicembre 2012 17:38

Ieri martedì 18 dicembre è stata approvata dal Senato olandese una legge che vieta tassativamente ogni allevamento di animali destinato alla produzione di pellicce. Questo divieto diventerà effettivo dal 2024, esattamente dal I gennaio: i 10 anni che passeranno saranno necessari a smaltire i 159 allevamenti di visoni, causa di morte di milioni di vite ogni anno.

La proposta accettata in Olanda è abbastanza datata: risale infatti al 2001 ed è stata mandata avanti per anni e anni a causa di numerosi intoppi fra i due rami del Parlamento Olandese. In Olanda si ricorda inoltre che nel 1995 è stato vietato l’allevamento delle volpi, e due anni dopo quello dei cincillà.

Il divieto in Olanda non è il primo in questo senso, visto che tale legge è stata già approvata in Austria, Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia, Croazia e Bosnia. E in Italia? La Lav (Lega Anti Vivisezione) a tal proposito parla chiaro, ed auspica una tale evoluzione di civiltà anche nel nostro Belpaese. Afferma infatti Simone Pavesi, responsabile della Campagna Pellicce della Lav:

L’Italia, con i suoi 10 allevamenti e 150 mila animali all’anno, non può essere da meno. E’ necessario che anche il nostro Paese, primo in Europa a vietare il commercio di pellicce di cane e gatto, prosegua in questo percorso, approvando la proposta legislativa predisposta dalla Lav e già depositata alla Camera e al Senato.

In questo senso si è espressa anche l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali):

E’ un risultato storico se si considera che l’Olanda è il secondo produttore europeo. Ma ancor più significativo è il fatto che questo Paese ha avuto il coraggio di sfidare forti interessi economici per dare voce ai propri cittadini. L’Italia deve seguire l’esempio olandese e fare altrettanto.

In Italia, si ricorda, ci sono due proposte in tal senso: un disegno di legge e una proposta di legge presentati sia al Senato che alla Camera dei Deputati. Purtroppo, però, sono rimasti ancora al punto di partenza.

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