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Il passaggio generazionale, un’urgenza e un’opportunità 

Il passaggio generazionale, un’urgenza e un’opportunità 

Due le notizie di ottobre, da guardare però insieme. La prima, dall’ISTAT – sulla perdita in 20 anni, tra “inverno demografico” ed emigrazione, di circa 3 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni. La seconda, da uno studio realizzato da Deloitte su 100 aziende italiane a gestione familiare e che sottolinea l’importanza di occuparsi del passaggio generazionale, presto e bene. Pena la perdita della sostenibilità economica e sociale a lungo termine, laddove il modello familiare significa tenuta del lavoro, delle comunità e dei territori. Ne abbiamo parlato con lo Studio Legale dell’avvocato Paolo Borrelli – inserito da Forbes tra i 100 migliori professionisti 2021 e 2022 e partner de IlSole24Ore.

Dai dati elaborati da Deloitte, sembra che solo 1 azienda su 10 abbia un piano di passaggio e che solo 2 su 10 ne stiano predisponendo uno. Non solo: più di un quinto delle imprese familiari dichiara che la generazione alla quale passare il testimone non ci sia mentre un terzo afferma che non sia pronta. Una situazione, però, con un “tarlo nella mela”: quello di comporre il Consiglio di amministrazione, ove presente, soltanto con membri della famiglia proprietaria. Un errore commesso da due terzi delle imprese che hanno un’Assemblea, basato – come ci spiega l’Avv. Borrelli – sulla confusione tra appartenenza alla famiglia e competenza reale.

Inoltre, il 23% di queste imprese è guidato dalla prima generazione. Cioè, da persone over 70 – con alcune implicazioni di peso:

  • la dinamica della fiducia che divide tra familiari ed estranei, in un Paese che persino per non buttare bensì leggere un curriculum richiede la segnalazione da parte di un conoscente – appunto – fidato;
  • il legame emotivo con l’attività, soprattutto se si è fondatori (che può portare a decisioni dettate soltanto dall’affetto e dal sentimento di identificazione con l’azienda);
  • lo sguardo più verso il passato (che, ancorato all’esperienza e alla tradizione, non sempre riesce a interpretare i cambiamenti in corso);
  • il divario digitale, che – dalla gestione alla comunicazione – rischia di non considerare alcune soluzioni semplicemente perché parte di un diverso bagaglio.

Se pensiamo che l’intero tessuto imprenditoriale nazionale sia rappresentato per l’85% dalle imprese familiari, a collocare l’Italia al settimo posto tra i Paesi che ospitano le prime 500 al mondo, ecco che il passaggio generazionale diventa strategico. E, come dice l’Avv. Borelli, “non come obbligo ma come opportunità” di trasmettere un’azienda che lasci spazio alla creatività e alla forza imprenditoriale dei figli.

Se ne è accorta anche la Commissione europea per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, che questo 19 settembre ha adottato un progetto di risoluzione sul ricambio generazionale nelle aziende agricole dei Paesi dell’Unione. E che ha chiesto una legislazione migliore, in grado di affrontare i principali ostacoli al passaggio: il prezzo della terra, l’accesso al credito e i requisiti amministrativi imposti dalle norme esistenti. Anche per permettere la triplice transizione – ambientale, energetica e digitale – per la quale le giovani generazioni sembrano più preparate.

Nel Paese più vecchio d’Europa, una quarta transizione da gestire prima possibile.

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