Grecia, l’ora del referendum. Varoufakis: “Creditori terroristi”

Oggi si vota sull'accettazione delle condizioni imposte da creditori e "troika". Renzi: "L'Italia non ha paura di conseguenze specifiche sul nostro paese".

di Luca Fiorucci 5 Luglio 2015 7:05

La Grecia si prepara al referendum di oggi, domenica 5 luglio, quando circa 9,8 milioni di elettori sono chiamati a recarsi alle urne, dalle 7 (le 6 ora italiana) alle 19, sull’accettazione delle condizioni imposte dai creditori e dalla “troika”. Secondo i sondaggi, il Paese è spaccato: una rilevazione Gpo parla infatti di un 44,1% di favorevoli all’accordo contro un 43,7% di contrari, mentre per l’indagine Alco i “si” sono il 44,5% e i “no” i 43,9%. Intanto ieri il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis ha rilasciato una durissima intervista al quotidiano spagnolo “El mundo”, nella quale ha accusato: “Quello che i creditori stanno facendo con la Grecia ha un nome: terrorismo. Vogliono che vinca il “si” per umiliare i greci. Perché ci hanno forzato a chiudere le banche? Per spaventare la gente. E quando si diffonde il terrore, questo è terrorismo”.

Varoufakis si è detto comunque sicuro che “qualunque sia l’esito del referendum, lunedì ci sarà un accordo“, anche perché, se la Grecia non verrà salvata, andranno persi mille miliardi di euro. Il ministro ha inoltre smentito l’indiscrezione, diffusa venerdì sera dal Financial Times, secondo cui le banche greche starebbero progettando un prelievo forzoso di almeno il 30% sui depositi superiori agli ottomila euro: “E’ una calunnia che il direttore dell’associazione delle banche greche ha smentito questa mattina” ha scritto su Twitter. Venerdì sera si sono tenute due manifestazioni parallele, una per il “no”, in piazza Syntagma, a cui hanno partecipato circa 25mila persone, e una per il “si”, nello stadio Kallimarmaro, a cui erano presenti in 17mila. Ci sono stati alcuni momenti di tensione nei pressi di piazza Syntagma per brevi scontri tra polizia ed incappucciati, che forse volevano dirigersi verso il Kallimarmaro.

Alla manifestazione per il “no” è intervenuto per il comizio finale anche il premier Alexis Tsipras, che, accolto da ovazioni della folla, ha affermato: “Domenica non decidiamo semplicemente di stare in Europa, decidiamo di stare in Europa con dignità. Ancora una volta scriviamo insieme un momento storico, vi auguro di dire no domenica ai ricatti e a chi vi vuole terrorizzare“. Pure il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha parlato al tg5 della crisi greca, dicendo: L’Italia non ha paura di conseguenze specifiche sul nostro paese: 3 o 4 anni fa eravamo il problema insieme alla Grecia, eravamo compagni di sventura, adesso non è più cosi grazie alle riforme e alla ripartenza dell’economia“.

Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncher ha invece avvertito: Se i greci voteranno no al referendum di domenica, la posizione della Grecia sarà drammaticamente indebolita” nei negoziati per un eventuale nuovo programma, ed ha aggiunto che, anche qualora il risultato della consultazione sarà si, le trattative saranno difficili. Intanto la maggior parte delle banche greche è chiusa da lunedì scorso: i cittadini possono prelevare al massimo 60 euro e i pensionati 12o euro ogni tre giorni. Il governo ha fatto sapere venerdì che le banche hanno a disposizione una liquidità di un miliardo di euro, che basta fino a lunedì sera, a meno che non venga attivato l’Ela (Emergency Liquidity Assistance) della banca centrale. Secondo il “Guardian”, il paese sarebbe allo stremo, oltre che per la carenza di soldi nelle banche, anche per la scarsità di cibo e medicinali e per il crollo del settore turistico, con cancellazioni e disagi anche nelle località turistiche.

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