La Grecia chiede all’Ue una proroga del prestito. No di Berlino

Atene ha chiesto una proroga di sei mesi del programma di assistenza finanziaria, ma per la Germania non si va verso "una soluzione significativa".

di Luca Fiorucci 19 Febbraio 2015 17:56

Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha confermato su Twitter che la Grecia ha chiesto una proroga di sei mesi del programma di assistenza finanziaria coordinato da Ue, Banca Centrale Europea e Fondo monetario internazionale, che scadrebbe il 28 febbraio. Dijsselbloem ha inoltre annunciato che domani alle 15 si terrà una nuova riunione dell’Eurogruppo dopo il fallimento di quella di venerdì scorso. L’esecutivo di Tsipras vorrebbe però solo un’estensione dell’accordo relativo ai prestiti, senza dover proseguire le politiche di austerità previste dal memorandum sottoscritto dai precedenti esecutivi con la “troikadi Ue, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale: da Atene hanno infatti precisato che “il governo, fedele ai suoi impegni, non ha richiesto un’estensione del Memorandum”.

Dopo poche ore, però, è arrivata la chiusura della Germania, con Martin Jaeger, il portavoce del ministro dell’Economia tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha spiegato in una nota: “La lettera di Atene non è una proposta che porta ad una soluzione significativa. In verità va verso la direzione di un prestito ponte, senza soddisfare le richieste del programma. La lettera non soddisfa i criteri definiti dall’Eurogruppo lunedì“. Il portavoce del presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncher aveva invece definito la lettera “un segno positivo che spiana la strada ad un compromesso ragionevole nell’interesse di tutta l’Eurozona”. Nel documento, il governo greco si sarebbe impegnato in particolare a mantenere l’equilibrio fiscale nei sei mesi di estensione del programma di assistenza finanziaria, a fare riforme per combattere l’evasione fiscale e la corruzione e ad intraprendere un programma per la crescita economica.

L’esecutivo ellenico avrebbe inoltre promesso di ripagare i debiti, di riconoscere l’esistente programma Ue/Fmi come legalmente vincolante e di non intraprendere azioni unilaterali che possano minare gli obiettivi fiscali concordati, accettando che l’estensione del piano venga controllata dalla Troika, nonostante Tsipras non volesse più collaborare con essa. Nella lettera non si parla esplicitamente di “Troika” né di “salvataggio”, ma si fa espressamente riferimento all’accordo con la Troika, il “Master Financial Assistance Facility Agreement”. Nella riunione dell’Eurogruppo di domani, i ministri delle Finanze dovrebbero quindi decidere riguardo alla domanda di estensione del prestito greco.

Se dovesse permanere lo stallo attuale, Atene, a fine mese, non riuscirebbe a pagare né gli stipendi degli statali, né le pensioni. Ieri il segretario americano al Tesoro Jack Lew ha telefonato al ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis e ha fatto pressioni affinché si lavori con l’Europa e l’Fmi, sottolineando che senza un accordo vi saranno “difficoltà immediate” per la Grecia, e aggiungendo che “l’incertezza non va bene per l’Europa“. Ieri la Bce ha concesso un po’ più di liquidità alle banche elleniche, portando da 65 a 68,3 miliardi la disponibilità di risorse nell’ambito del programma di finanziamento Emergency liquidity assistance (Ela).

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