La Grecia dice sì all’austerity, scontri in piazza ad Atene

Il pacchetto servirà a sbloccare aiuti per 31,5 miliardi di euro da parte di FMI e UE, necessari al Paese per sostenere le banche e pagare i suoi debiti.

di Simona Vitale 8 novembre 2012 9:56

Sebbene tra accese contestazioni in piazza ad Atene, il parlamento greco ha raggiunto il numero di voti sufficiente per varare il pacchetto di misure di austerità essenziale per sbloccare aiuti da parte di creditori esteri. La protesta contro i nuovi tagli si è fatta sentire con lanci di molotov, lacrimogeni e, per la prima volta, anche cannoni ad acqua della polizia contro i dimostranti. In Grecia, quasi completamente paralizzata dallo sciopero generale, sono quasi 100.000 i greci che sotto la pioggia hanno invaso la piazza ateniese di Syntagma, davanti al Parlamento, per protestare contro l’approvazione del pacchetto di misure di austerità volute dalla troika (Ue, Bce e Fmi) per concedere alla Grecia aiuti per 31,5 miliardi di euro.

Nell’aula del Parlamento il partito del premier Antonis Samaras e il suo alleato PASOK ha conquistato 153 dei 300 voti ma nel pomeriggio la protesta è sfociata in un tentativo di irruzione nell’aula e con la polizia che ha risposto con lacrimogeni e per la prima volta nel caso di una protesta anti-austerity, con idranti contro i manifestanti. Il provvedimento vale circa 13,5 miliardi di euro di misure restrittive e precede la legge di bilancio 2013 che il Governo dovrebbe portare avanti domenica.

Se il potere esecutivo riuscirà a fare ciò, saranno 31,5 miliardi di aiuti da parte di Fmi e Ue, che la Grecia deve usare per sostenere le sue banche e ripagare i debiti. Il pacchetto di austerity, che rappresenta la nuova Finanziaria greca di medio termine (2013-2016), abolisce tutti i bonus extra per pensionati e dipendenti statali e introduce nuovi tagli sino al 25% alle pensioni andando a ridurre fino al 27% i cosiddetti “stipendi speciali” della polizia, magistratura, forze armate, personale medico degli ospedali statali, docenti universitari, diplomatici fino al 27%. Viene inoltre spianata la strada per il licenziamento di 2.000 impiegati statali, oltre all’abolizione della previdenza sociale fornita dallo Stato e che sarà sostituita da indennità collegate al reddito.

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