D’Alema contro le nozze gay: cambio di rotta o esagerazioni?

di Vincenzo Avagnale 14 Settembre 2011 9:59

Il matrimonio, come è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l’unione tra persone di sesso diverso finalizzata alla procreazione. Tra l’uomo e la donna.” Queste le parole di Massimo D’Alema che hanno scatenato un vero e proprio vespaio.

Durante la tradizionale festa dell’Unità, ad Ostia, tenutasi il 9 settembre,  Massimo D’Alema pronunciò quelle parole (oggi ritornate fastidiosamente su un video su youtube) che hanno provocato grande indignazione nella comunità gay di Roma. Il politico del Pd ha risposto più volte che queste discussioni sono solo un’esagerazione e che le sue parole sono state decontestualizzate o comunque viste solo dal punto di vista peggiore.

Il presidente dell’Arcigay, Paolo Patanè, non ci sta e commenta: “intanto D’Alema finge di dimenticare che non esiste nessuna relazione tra matrimonio e procreazione, perché il matrimonio non è diritto esclusivo delle coppie che possono procreare. Poi – prosegue Arcigay – confonde tra matrimonio civile e matrimonio religioso, dimenticandosi che esiste una differenza tra cittadini e credenti e tra Stato e Chiesa. E infine riesce persino a dimenticare la sentenza della Corte costituzionale 138 del 2010, che parifica i diritti delle coppie conviventi dello stesso sesso a quelli delle coppie coniugate eterosessuali. In qualunque Paese dell’Unione queste sarebbero le tipiche dichiarazioni di un esponente di estrema destra con smanie religiose, ma in Italia sono le dichiarazioni di un leader del Pd, ovvero di un partito che si dice progressista e di sinistra!”

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