D’Alema indagato per appalti Enac

Massimo D'Alema è stato iscritto nel registro degli indagati per via di una serie di viaggi gratuiti su una compagnia aerea interessata da indagini per illeciti vari. Finanziamento illecito è l'ipotesi di reato.

di Vincenzo Avagnale 21 Ottobre 2011 11:00

Finanziamento illecito ad un parlamentare, l’accusa con cui la Procura di Roma coinvolge Massimo D’Alema, attuale presidente del Copasir ed ex Presidente del Consiglio. L’illecito sarebbe riferito a due voli gratuiti che D’Alema avrebbe utilizzato dalla Rotkopf Aviation, la stessa compagnia di Riccardo e Viscardo Paganelli coinvolta nell’inchiesta Enac sui voli per l’isola d’Elba.

Il politico del Pd è stato già interrogato dai magistrati Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. “Abbiamo fornito ai magistrati ogni chiarimento sulla vicenda dei voli” ha dichiarato Gianluca Luogo, l’avvocato di D’Alema. La posizione del presidente del Copasir è rimasta sostanzialmente immutata ed ha anzi ribadito quanto detto dalla portavoce Daniela Reggiani l’estate scorsa: “nel 2010 Morichini mi disse che aveva una partecipazione in una compagnia aerea e che avremo potuto usufruirne qualora vi fosse stato bisogno. Quindi in situazioni di emergenza, quando non c’erano collegamenti diretti o indiretti abbiamo chiesto di poter salire su quei voli”. 

Il valore dell’illecito contestato a D’Alema sarebbe appena di 7000 euro, il valore dei biglietti dei voli utilizzati, ma sussiste il problema che lui, che si è tante volte scagliato contro Berlusconi per il fatto che avrebbe dovuto dimettersi a causa delle indagini giudiziarie a suo carico, occupi una posizione, quella nel Copasir, che non permette di essere indagati per qualsivoglia reato. Il che fa scatenare i membri della maggioranza, che attaccano D’Alema invitandolo a seguire la sua stessa dottrina.

Lui però ribatte che non è colpevole di nessun reato e che tutto sarà chiarito entro le indagini. Queste nel frattempo proseguono e quella di D’Alema è solo una piccola deviazione da un percorso ben più ricco e pieno di imbrogli. Tutto era partito dalla presunta tangente di 40000 euro pagata da uno dei fratelli Paganelli all’ex direttore degli uffici Enac Franco Pronzato. Vicenda che adesso va a concludersi, Pronzato ha già chiesto il patteggiamento, ma che continua a far emergere fango dai rapporti fra i Paganelli e l’Enac.

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