Costa Crociere: “Schettino voleva che mentissimo sul naufragio”

E' scontro totale tra la compagnia navale e il comandante, che si accusano a vicenda. Per la Costa Crociere Schettino voleva dire ai giudici che il naufragio era dovuto al black out elettrico.

di Gianni Monaco 26 Gennaio 2012 12:40

Il ‘gioco’ dello scaricabarile entra nel vivo. Francesco Schettino accusa la Costa Crociere. La compagnia di navigazione accusa il comandante. Alla Procura di Grosseto il difficile compito di fare chiarezza.

Una parte dell’inchiesta ruota attorno al cosiddetto ‘inchino’. Chi decide queste manovre, potenzialmente molto pericolose? Il comandante della Costa Concordia sostiene che il rituale viene fatto soprattutto per ragioni di marketing: è una consuetudine che esiste in tutto il mondo. I turisti delle crociere confermano. Il cosiddetto inchino non sarebbe un fatto episodico, ma quasi la normalità. Ma la Costa Crociere sostiene che è stato Schettino, “autonomamente”, a decidere la manovra.

Nella notte del naufragio Schettino e Ferrarini (direttore operazioni marittime della compagnia) si parlarono al telefono. Il secondo dice che il comandante minimizzò la situazione, anche se ammise un piccolo allagamento: erano le 22.06. Soltanto alle 22.33, stando al racconto di Ferrarini, Schettino getta la spugna e dice di volere abbandonare la nave: “Decisione che mi ha completamente sorpreso”.

Stando sempre alla versione del direttore, il comandante voleva portare avanti la falsa tesi per cui c’era prima stato un black out e solo in seguito lo scontro con la roccia. “Ho rifiutato immediatamente tale possibilità – ha sostenuto ai giudici Ferrarini – intimandogli di dire esattamente come i fatti sono occorsi”.

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