Costa Concordia, il pm: “Schettino rischia 2.697 anni di carcere, potrebbe fuggire”

Seconda la Procura di Grosseto, il comandante pianificò la fuga già dopo l'impatto contro gli scogli del Giglio. La decisione del Tribunale del Riesame di Firenze è attesa per oggi.

di Gianni Monaco 6 Febbraio 2012 11:13

In carcere, Francesco Schettino, ha trascorso pochissime ore. Adesso il comandante della Costa Concordia si trova agli arresti domiciliari. Le accuse a suo carico rendono la sua posizione gravissima. I pm di Grosseto chiedono che Schettino torni in galera: il pericolo di fuga è concreto. Soprattutto per l’entità della pena che rischia.

La Procura che indaga sul naufragio della Concordia chiederà: “Quindici anni per omicidio colposo plurimo, dieci anni per disastro da naufragio, e otto anni per ciascuno dei passeggeri abbandonati e morti in conseguenza del naufragio”. Tradotto: sarebbero 2.697 anni in cella. I morti sono stati 34 e le persone abbandonate sulla nave da Schettino sono state 300. Il ricorso presentato al Tribunale del riesame di Firenze è lungo 12 pagine. Si saprà oggi se il comandante della Costa Concordia potrà restare a casa, oppurà dovrà attendere il processo in cella. Ma per Schettino c’è anche una terza ipotesi, ossia la libertà. Infatti a presentare ricorso al Tribunale di Firenze sono stati anche i suoi legali,  Leporatti e Parascandola. Per la difesa, Schettino deve tornare in libertà in quanto il rischio che commetta nuovamente l’eventuale reato non sussiste. L’evento provocato dal comandante della Concordia, sottolineano gli avvocati, “è unico per dimensioni e, quindi, implicitamente qualificato irripetibile”.

Durissima è la Procura di Grosseto. Nel documentato presentato al Tribunale del Riesame, viene censurato il comportamento di Schettino, che “nel momento in cui fu informato del provvedimento di fermo, chiese di poter andare in albergo e — deluso dalla risposta ricevuta — di poter mangiare qualcosa prima di essere portato in carcere”. Per i magistrati, già negli istanti successivi all’impatto il comandante potrebbe avere pianificato la fuga, ma tutto fu reso difficile dal fatto di trovarsi sull’Isola del Giglio, che era al centro delle operazioni di soccorso. La Procura di Grosseto considera inoltre gravissima la volontà di Schettino di concordare, coi vertici della Costa Crociere, una versione dei fatti che potesse fare comodo a entrambi i soggetti coinvolti. La decisione del Riesame sulla libertà o meno del comandante della Concordia è prevista per la mattinata.

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