Venezuela: Chavez, rieletto presidente, ringrazia l’ “amato Pueblo”

Il leader bolivariano, al governo dal 1999, resterà in carica fino al 2019. L'avversario, Henrique Capriles, da lui definito "il mediocre", ha ottenuto il 45%.

di Stefania Calabrese 8 Ottobre 2012 16:09

Il Venezuela ha scelto ancora una volta Hugo Chavez, che con il 54,4% ha vinto le elezioni conquistando il quarto mandato presidenziale consecutivo. L’affluenza alle urne è stata altissima, ha votato l’81% degli aventi diritto.
Il leader bolivariano, che ha distaccato lo sfidante Henrique Capriles di quasi dieci punti, ha ringraziato i propri sostenitori con un entusiastico messaggio su Twitter: “Gracias a mi amado Pueblo! Viva Venezuela! Viva Bolivar!”.

 
In carica dal 1999, salute permettendo, Chavez resterà al governo fino al 2019 per portare a termine l’annunciato obiettivo del “consolidamento del socialismo”. Il Venezuela, in recessione dal 2009, si trova ora a fronteggiare il calo del prezzo del petrolio, grazie ai cui proventi Chavez ha finanziato la sua politica di statalizzazione e assistenzialismo. Negli anni precedenti alla crisi, fra il 2003 e il 2008, sotto il governo del presidente bolivariano l’economia venezuelana ha conosciuto un’importante fase di crescita, la povertà è stata dimezzata, l’occupazione è aumentata, ci sono stati progressi nell’alfabetizzazione e nell’ambito dell’istruzione superiore, è calata la mortalità infantile e si è ridotta la diseguaglianza sociale. Tuttavia l’aumento del salario minimo garantito, degli incentivi lavorativi, delle pensioni e delle ferie sono stati ottenuti a costo di un forte incremento debito pubblico.

 
Attualmente il pericolo economico più grande per il Venezuela è l’inflazione, fra le più alte del mondo a causa della continua svalutazione della moneta nazionale. L’imponente statalizzazione realizzata da Chavez inoltre è andata inoltre a debilitare il settore dell’industria privata, d’altro canto l’obiettivo del leader bolivariano è dichiaratamente quello di costruire “il socialismo del XXI secolo”, il cui programma si può riassumere nello slogan “più Stato e meno mercato”.
Nel giorno della vittoria, quello che molti ritengono un vero e proprio dittatore, autoritario e populista, ha annunciato l’intenzione di voler creare “un Venezuela potente ogni giorno più democratico, più libero e più giusto”, per poi terminare il proprio discorso al grido di “Viva la patria, viva l’allegria, viva il socialismo, hasta la victoria siempre”.

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