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Sentenza Dell’Utri, il Pdl risponde alle critiche dei magistrati

Angelino Alfano, Silvio Berlusconi e Fabrizio Cicchitto hanno pesantemente risposto alle critiche rivolte dalla Magistratura alla sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna a 7 anni in appello di Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa.

di Simona Vitale 11 marzo 2012 17:48
Marcello Dell'Utri

La vicenda processuale che ha visto protagonista Marcello Dell’Utri ha scatenato le reazioni degli esponenti di spicco del Pdl che, a seguito delle polemiche intervenute dopo l’annullamento da parte della Cassazione della condanna a 7 anni in appello per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Dell’Utri, fanno quadrato attorno al senatore del Pdl. “Ho letto commenti violenti sulla sentenza Dell’Utri da parte del partito della magistratura. Quando le sentenze erano di loro gradimento, dicevano che le sentenze non si commentano. La magistratura è divisa in partiti che per eufemismo si chiamano correnti; correnti che fanno congressi e che hanno iscritti” ha dichiarato Angelino Alfano, segretario del partito. “Diciannove anni di sofferenza e di gogna, una cosa incredibile” è stato invece il commento dell’ex Premier Silvio Berlusconi. 

A far esplodere le reazioni del Pdl sono state anche le parole del procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, ex procuratore capo a Palermo che, in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: “La requisitoria del sostituto procuratore generale della Cassazione Iacoviello non ha ferito solo me ma Giovanni Falcone che ha teorizzato e concretizzato nei maxiprocessi il concorso esterno in associazione mafiosa. Le affermazioni di Iacoviello sono quantomeno imbarazzanti”. A Caselli ha replicato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: “Evidentemente al dottor Caselli sono saltati i nervi se invoca addirittura provvedimenti disciplinari del Csm nei confronti del sostituto procuratore Iacoviello per l’arringa fatta e per quello che ha detto sul reato di concorso esterno in associazione mafiosa. A proposito: è evidente che esso consente dei margini incredibili di discrezionalità anche a pubblici ministeri politicizzati per cui va eliminato o comunque profondamente rivisto come sostiene anche uno che se ne intende in materia come Luciano Violante”.

“Non c’è alcun partito di giudici ma solo la necessità di uscire dalle sterili polemiche politiche gridate. Nessuno può cancellare le sentenze. Tutti i provvedimenti giudiziari possono e devono essere soggetti a critiche, che sono legittime quando sono argomentate. Non si può dire la stessa cosa con gli insulti e gli attacchi sguaiati che spesso vengono rivolti ai magistrati della pubblica accusa. È  auspicabile e necessario avviare un confronto civile nel rispetto di tutti e di ciascuno”  ha commentato oggi il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, riferendosi proprio alle dichiarazioni di Alfano.

Commenti anche dall‘Idv per mezzo del leader, ex magistrato, Antonio Di Pietro: “L’informazione ufficiale distorce le notizie: la Cassazione non ha assolto l’amico di Berlusconi, ma ha rinviato il processo all’appello, vuol dire che resta un condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa”. 

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