Cassazione: Dell’Utri fu mediatore tra Berlusconi e la mafia

L'appello bis al senatore del Pdl potrebbe non cadere in prescrizione con l'applicazione del regime antecedente la riforma del 2005.

di Simona Vitale 24 Aprile 2012 18:22

Nelle motivazioni della sentenza con cui la Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno a Marcello Dell’Utri, si legge che quest’ultimo sarebbe stato mediatore dell’accordo protettivo con cui Silvio Berlusconi pagò alla mafia delle cospicue somme di denaro per la protezione sua e quella della sua famiglia. Nella sentenza numero 15727 di 146 pagine, la suprema Corte ha asserito che correttamente sono state valutate, dai giudici della Corte d’Appello di Palermo, le “convergenti dichiarazioni” di più collaboratori sul tema “dell’assunzione, per il tramite di Dell’Utri, di Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra”. Provata anche la “non gratuità dell’accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia”.

In merito all’assunzione del mafioso ‘Stalliere’ Mangano alla villa di Arcore di Berlusconi, secondo la Cassazione “indipendentemente dalle ricostruzioni dei cosiddetti pentiti, è stato congruamente delineato dai giudici di merito come indicativo, senza possibilità di valide alternative, di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri che, di quella assunzione, è stato l’artefice grazie anche all’impegno specifico profuso da Cinà”.

Silvio Berlusconi pagò la mafia per assicurare la sua protezione e quella dei suoi cari, in base ad un intento originato “da uno stato di necessità per l’imprenditore”. Secondo la Cassazione, nella sentenza che riapre dunque il processo d’appello per Marcello Dell’Utri, quest’accordo era “volto a garantire la “libertà di movimento e di iniziativa” a Berlusconi e “il vantaggio economico personale e del gruppo, per Cosa Nostra”. L’appello bis di Dell’Utri potrebbe anche non cadere in prescrizione. Questo perché  si potrebbe applicare “il regime della prescrizione antecedente alla riforma del 2005 che valorizza il reato continuato” e la prescrizione dunque per Dell’Utri non cadrebbe più nel 2014.

Il Procuratore aggiunto di Palermo ha così commentato, ironicamente, la sentenza:  “Leggendo uno stralcio della sentenza depositata oggi mi pare che sia piu’ una vittoria dell’accusa che della difesa… La sentenza della Cassazione contiene delle parole molto piu’ pesanti di quelle contenute della sentenza d’appello, che pure era di condanna”.

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