Mamma coraggiosa rifiuta la chemio per salvare il figlio che portava in grembo

La scelta di una madre che ha dato la vita per suo figlio, il miracolo che gli ha concesso di vedere suo figlio dopo essere andata in coma prima del parto cesario. La storia di Stacie Crimm, una mamma coraggiosa.

di Vincenzo Avagnale 17 ottobre 2011 17:26

La vita ci sorprende spesso con scelte difficili. Il lavoro, la famiglia, i problemi quotidiani, le malattie… quando scopri di avere il cancro hai sempre paura, ma affrontare questa malattia senza curarsi per salvare il figlio che si porta in grembo significa avere coraggio. Stacie Crimm ha avuto questo coraggio, ha dato la vita per suo figlio.

Quel giorno di marzo in cui ha scoperto di essere incinta è stato il più bello della sua vita, Stacie ha riso e pianto contemporaneamente. Una nuova vita sta arrivando in Oklahoma e la futura mamma manda a tutti i parenti e gli amici la lieta notizia, ma contemporaneamente è inquieta.

Il primo ad accorgersi che c’era qualcosa che non andava fù il fratello Ray Phillips, che nei 159 messaggi che la sorella gli manderà nei mesi della gravidanza intuisce la preoccupazione e la convince a parlargliene. Stacie era preoccupata perché, da quando aveva fatto ristrutturare la casa, le avevano comunicato che c’era nei muri una sostanza altamente cancerogena e lei già da un po’ di tempo aveva alcuni sintomi. Nulla di grave, ma la preoccupazione sale.

All’inizio i due provano a fare da soli una diagnosi online, ma poi con le pressioni della famiglia e dello stesso Ray lei decide di consultare un medico. Dopo le analisi arriva la notizia: Stacie ha il cancro e lo ha vicino al cervello. Per fortuna ci sono delle ragionevoli possibilità di cura, potrà salvarsi, solo che dovrà sottoporsi alla chemioterapia: un trattamento con sostanze radioattive che distruggono le cellule cancerogene, ma che debilita fortemente il corpo. Una cura che ucciderebbe certamente la piccola creatura che le stava crescendo in corpo.

Lei non ha esitazioni. Non mette neanche in conto le opzioni. Non si sottoporrà alla cura. Una scelta da mamma, una scelta coraggiosa.Ray devi promettermi che se non ce la dovessi fare verrai qui e prenderai il bambino per crescerlo come fosse tuo! Devi promettermelo Ray!” Disse al fratello su internet in uno dei tanti scambi di parole durante l’attesa della gravidanza. Lui la rassicura e quando le condizioni di lei peggiorano prende l’aereo ed arriva al suo capezzale.

Il 16 agosto Stacie collassa mentre è in casa e viene portata d’urgenza all’OU Medical Center ad Oklahoma City. I medici devono decidere, se non interverranno al più presto perderà sua figlia e si sarà sacrificata per niente. Si decide per il cesareo.

Viene alla luce Dottie Mae, una bimba sottopeso, che rischia di morire anche fuori dal corpo malandato della madre, viene messa in un incubatrice per farla riprendere. La madre è in coma e non ha potuto vedere neanche una volta la figlia per cui ha dato la vita. Ma Jetsy Giacobbe, infermiera di Stacie, e tutto lo staff medico non riesce ad accettare che finisca così e fa l’impossibile: riesce a spostare la capsula che contiene la fragile bambina fino al letto della mamma. Se si dovesse svegliare avrà l’occasione di vedere sua figlia!

Il miracolo non era atteso, ma quale miracolo lo è? Eppure succede lo stesso: Stacie si sveglia e chiede di sua figlia! Immediatamente Jetsy gliela mette in braccio e la mamma può godersi il frutto del suo sacrificio. Stacie muore tre giorni dopo. Non un lieto fine, ma la morte non l’ha sconfitta, ha vinto la sua battaglia, sua figlia è viva.

Ieri Ray Phillips ha assolto la sua ultima promessa alla sorella, insieme a sua moglie Jennifer ha adottato la bambina, che adesso è sanissima e pesa ben 5 chili. Dottie Mae non potrà mai ricordarsi del breve tempo trascorso fra le braccia di sua madre, non la conoscerà e non la abbraccerà mai… Ma in ogni abbraccio d’amore che le daranno Ray e Jennifer in tutti gli anni della sua vita ci sarà sempre anche l’amore di Stacie Crimm, la donna che aveva il cancro, ma ha deciso di non curarsi per darla alla luce. Oppure molto più semplicemente, l’amore di sua mamma.

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