Yemen, cessate il fuoco, il presidente Seleh tratta per non finire come Gheddafi

Lo Yemen è uno dei paesi interessati dalle sollevazioni della primavera araba. Mentre in Libia Gheddafi viene ucciso, in Tunisia si svolgono libere elezioni ed in Siria si continua a sparare in Yemen c'è una tregua carica di tensione.

di Vincenzo Avagnale 26 ottobre 2011 12:30

Il governo yemenita ha annunciato un cessato il fuoco immediato. Decisione presa grazie ad un fragile accordo fra le forze del presidente Ali Abdallah Saleh e gli oppositori del suo regime sanguinario.

Si sono svolti scontri sporadici fra le forze in campo, ma niente di grave, per ora le forze del generale, nonché dissidente, Ali Mohsen Al Ahmar stanno tenendosi a freno, sebbene gli animi siano molto esagitati e molti reclamano il sangue degli oppressori. Secondo fonti della Croce Rossa Internazionale ci sarebbero stati dieci morti fra San’a e la provincia meridionale di Taiz, ma il grosso degli scontri è in stallo in attesa che il presidente Saleh faccia un passo indietro.

Molti sospettano che il raiss yemenita abbia visto nella fine, decisamente poco piacevole, di Gheddafi un segno premonitore di ciò che potrebbe accadergli e voglia cogliere l’occasione di cui il colonnello non seppe approfittare: una risoluzione di condanna dell’Onu che prevedeva un ritiro con immunità di lui e dei suoi principali sostenitori.

Per adesso il presidente dello Yemen non si sbilancia e non ammette di voler rinunciare al potere, ancora non è detto che i 900 morti e quasi 25000 feriti della repressione non aumentino quindi. “Ali Abdullah Saleh sfida la comunità internazionale, piuttosto che essere messo sotto pressione dalla comunità internazionale. Ieri è tornato a dichiarare che vuole il dialogo, questo dialogo è la morte e il crimine” affermano i manifestanti che continuano a volerlo morto piuttosto che esiliato, non credendo affatto che il dittatore sia disposto a farsi da parte per permettere una transizione alla democrazia.

Tuttavia potrebbe essere questione di tempo prima che Saleh si faccia da parte, infatti con la comunità internazionale contro di lui, sebbene non siano in programma azioni come quella in Libia, ha ben poche possibilità di vincere una ribellione così agguerrita e disposta a tutto pur di destituirlo. La soluzione migliore per lui, per evitare di perdere capra e cavoli, sarà accettare un esilio dorato.

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