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Egitto, ancora scontri: settanta morti. Morsi in custodia cautelare

Egitto, ancora scontri: settanta morti. Morsi in custodia cautelare

Continuano gli scontri in Egitto, dove nella notte sarebbero state uccise oltre settanta persone al Cairo dopo che le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla durante una manifestazione a sostegno dell’ex presidente Mohamed Morsi. Il portavoce dei Fratelli Musulmani Gehad El-Haddad ha denunciato: “Non sparano per ferire, sparano per uccidere“. La tv Al Jazeera ha parlato addirittura di 120 morti e 4500 feriti negli scontri davanti alla moschea di Rabaa el-Adaweya, dove si erano radunati i sostenitori del deposto presidente Morsi, che ieri è stato posto in custodia cautelare per 15 giorni per un suo presunto spionaggio per conto di Hamas e per le evasioni di massa dalle prigioni durante la rivoluzione del 2011.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha chiesto all’esercito egiziano di liberare Morsi e altri leader dei Fratelli Musulmani arrestati. Ban Ki-Moon si è augurato che l’ex presidente e i suoi compagni “siano liberati o che i loro casi siano esaminati in modo trasparente, senza attendere più“. Il vicepresidente egiziano Mohamed El Baradei ha scritto invece su twitter: “No alla violenza, si allo stato di diritto e a procedure regolari, riconciliazione basata sull’inclusione sono i principi base ai quali aderire in questo momento difficile”. Contro l’arresto di Morsi i Fratelli Musulmani: il loro portavoce, Gehad el-Haddad, ha parlao di accuse “ridicole“, aggiungendo poi che queste “non sono affatto prese sul serio. Continueremo la nostra protesta per le strade. Crediamo che sempre più gente capirà cosa rappresenta realmente questo regime: un ritorno al vecchio stato di Mubarak governato dalla forza“.

Anche la stessa Hamas ha criticato l’arresto di Morsi: per il suo portavoce, Sami Abu Zhiri, si tratta di “un tentativo di trascinare Hamas nel conflitto egiziano“. Il portavoce ha poi aggiunto: “Chiediamo alla Lega Araba di assumersi le proprie responsabilità nell’affrontare gli incitamenti contro Hamas“. Pure il Pakistan ha chiesto il rilascio immediato dell’ex presidente egiziano, e, ricordando i buoni rapporti fra Pakistan ed Egitto e l’avversione ad interventi militari per risolvere questioni interne, ha chiesto “a tutte le parti coinvolte di ripristinare le istituzioni democratiche al più presto possibile in modo pacifico e nel rispetto della Costituzione e della legalità”.

Gli Stati Uniti, invece, secondo quanto fatto sapere da un funzionario della Casa Bianca, non avrebbero intenzione di definire “colpo di stato” l’arresto di Morsi: in tal modo sarebbe possibile concedere gli aiuti da 1,5 miliardi di dollari, quasi interamente in ambito militare, che gli Stati Uniti vorrebbero donare all’Egitto nel prossimo anno. Il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ha parlato di una situazione di “grandissima tensione” in Egitto, e ha aggiunto: “In Egitto deve aprirsi subito una nuova fase di dialogo e di riconciliazione nazionale come unico approccio per superare le differenze”. Intanto al Cairo decine di migliaia di persone si sono riversate in piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione, in sostegno dei militari che hanno deposto Morsi, mentre anche ad Alessandria vi sono stati scontri violenti fra sostenitori e oppositori dell’ex presidente, con almeno 5 morti e 100 feriti.

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