Scoperta la proteina per bloccare i tumori

La scoperta potrebbe rivoluzionare il modo con cui si approccia la cura ai tumori, invece di distruttive chemioterapie a base radioattiva potrebbe essere sviluppato un farmaco che rallenti la loro diffusione onde poi provvedere ad un loro distruggimento mirato.

di Vincenzo Avagnale 1 Novembre 2011 11:47

Lo studio ha rilevato che i macrofagi, cellule che sovrintendono allo smaltimento delle scorie cellulari ed altri meccanismi di immunità innata dell’organismo, che se riprogrammate in modo erroneo contribuiscono alla crescita delle cellule malate, come accade insomma nel cancro. Secondo gli esperti sarebbe un “grande passo in avanti e grande speranza, ma per il futuro”.

La chiave quindi per bloccare la crescita di un tumore nell’organismo sarebbe proprio nell’interruzione del processo di conversione, a livello cellulare, delle parti normali in quelle neoplastiche. I macrofagi, cellule impegnate nella prima linea di difesa dell’organismo, potrebbero esserne la chiave. Infatti potrebbero essere “riprogrammati” per inibire la loro naturale tendenza a trovare le masse tumorali ed accelerarne la diffusione.

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista “Cancer Research” ed è stato condotto da David Waisman, professore presso il Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare e Patologia della Dalhousie University, ad Halifax, in Canada. In esso è stato individuato il ruolo chiave di una proteina posta sulla superficie dei macrofagi, la S100A10, che permette ai macrofagi di spostarsi sul sito della crescita tumorale e quindi mettere in atto la fase essenziale per lo sviluppo del tumore stesso.

La proteina è stata battezzata dai ricercatori canadesi come “forbice molecolare” e sono giustamente orgogliosi di aver rivoluzionato il modo di studiare i tumori, ossia sul fatto che bisogna spostare l’attenzione dalle cellule tumorali ad i fattori che ne provocano l’insorgenza, dopotutto se tagli la miccia ad un candelotto di dinamite non hai bisogno di estrarne l’esplosivo in complicate e pericolose operazioni insomma!

Bisogna quindi riuscire a fare un passo successivo, trovare i fattori che aiutano a cresce e convertire le cellule da “sane” a “malate” e quindi trovare il modo di inibirlo. In questo modo si arriverà alla ancora tanto attesa cura del cancro. “Eravamo soliti pensare che le cellule che contano in un tumore sono solo quelle malate, ma ora abbiamo visto che altre cellule devono collaborare con le cellule tumorali, guidarne la crescita e consentirne un’evoluzione da cellule normali in quelle metastatiche. Questo cambiamento è ciò che provoca la prognosi infausta e che in ultima analisi è quello che uccide il paziente.” ha spiegato David Wasiman, coordinatore della ricerca e prima firma dello studio.

A conferma delle sue parole viene evidenziato nello studio che senza il necessario processo di approvvigionamento, garantito dall’apporto dei macrofagi e dalla loro proteina S100A10 il tumore non cresce. La proteina agirebbe come un paio di forbici secondo il dottor Waisman, che tagliano il tessuto-barriera crato attorno al tumore, consentendo quindi ai macrofagi di entrare nel sito della neoplasia e combinarsi con le cellule malate.

Le sperimentazioni nel laboratorio canadese sono state portate avanti principalmente sui topi con tumore ai polmoni ed è stata documentata una drastica riduzione della crescita della neoplasia negli animali con deficit della proteina S100A10. Adesso grazie a questa scoperta si apre concretamente la strada per una ricerca più specifica sulle funzioni della proteina S100A10 e successivamente per sviluppare agenti farmacologici che possano bloccare la sua azione e quella dei macrofagi, così da togliere l’ossigeno al tumore e formarne la crescita e diffusione di metastasi.

La scoperta viene quindi a dare la speranza più concreta e realistica da 50 anni a questa parte di poter curare definitivamente tutte le malattie tumorali! Però le autorità cercano di mantenersi caute, pur ammettendo un sostanziale progresso nella ricerca, come ha voluto fare Roberto Labianca, presidente del Collegio italiano primari ospedalieri di oncologia medica: “prudenza e soprattutto non vanno date ai malati false illusioni. Va infatti detto che dal momento in cui si identifica il potenziale “bersaglio” al momento in cui si può avere la possibilità concreta di produrre farmaci mirati sono necessari delle anni”. 

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