Scontri e proteste anti-lega a Venezia: 20 feriti e frattura nel Carroccio

di Vincenzo Avagnale 18 Settembre 2011 9:35

Già ieri c’erano state indiscrezioni su scontri e proteste contro i riti leghisti svoltisi sul Monviso, ma oggi arrivano notizie ben peggiori: a Venezia scontri fra la polizia e manifestanti con ben 20 feriti.

I manifestanti hanno tentato di irrompere nella manifestazione dei leghisti che prevedeva il gettito dell’acqua presa alla sorgente del Po nella laguna di Venezia. I manifestanti hanno usato spranghe di legno e fumogeni, ma la polizia è riuscita a mantenere il cordone di difesa, sebbene a prezzo di molti feriti.

La situazione non aiuta certo a limitare le tensione interne della lega, che vedono il contrapporsi di Bossi e Maroni. Il senatur ha eletto proprio ieri il figlio Renzo come suo successore, sperando che questo annuncio placasse il dissenso di quanti invece avrebbero voluto Maroni per quel posto. Il Carroccio sembra quindi sul punto di spaccarsi in quella che è la sua prima crisi storica, che mette in discussione l’esistenza stessa del partito. L’atteggiamento patronale di Bossi non soddisfa i suoi detrattori e parecchi pensano che l’ex “trota” non sia certo la persona adatta per guidare la lega.

Questi scontri si aggiungono a quelli messi in atto dai centri sociali durante il “giro della padania”, ai cori di protesta dei sindaci ed ormai al diffuso malcontento che pare seguire la lega in ogni sua manifestazione pubblica. L’unico posto dove sembra che i leghisti rimangano compatti è il parlamento e sebbene si trovi nella “Roma ladrona” trova tutti i parlamentari dal fazzoletto verde comodamente istallati su delle poltrone che non hanno assolutamente intenzione di lasciare.

Il tanto decantato federalismo è stato accantonato velocemente durante la manovra economica e tanti altri miti legati alla lega vengono rivelati negli ultimi tempi per quello che sono: mistificazioni e populismo volto a prendere il potere. Bossi potrà anche dire che il 2013 è troppo lontano come meta per questo governo, ma lui stesso vi aggrappa più strenuamente di quanto non voglia far credere.

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