Egitto: 15 morti e 1500 feriti a piazza Tahrir

Piazza Tahrir è ancora una volta teatro di scontri per la democrazia come quelli che hanno provocato il terremoto politico-militare che ha scosso le nazioni islamiche nel movimento definito come la "primavera araba".

di Vincenzo Avagnale 21 Novembre 2011 18:41

Tutti i moti rivoluzionari sono partiti da quella piazza, quell’ampio spazio circolare a cielo aperto, che come un occhio spalancato sul mondo ha rivelato ai paesi arabi dalla Libia, alla Tunisia, allo Yemen ed alla Siria che c’era qualcosa di marcio nel loro paese. Quella manifestazione contro l’ex presidente Mubarak, che poi si è trasformata in un’occupazione, ha fatto tremare i palazzi del potere egiziani e come un’eco nella Valle dei Re ha fatto risuonare quella stessa voce di libertà in tutti i paesi arabi.

In Egitto sembrava che la situazione si fosse finalmente avviata nella giusta direzione e dopo settimane di tensione, morti e feriti si giunse finalmente alla fine della tirannia e sembrava che fosse solo questione di tempo prima che le elezioni democratiche portassero il paese verso un nuovo futuro… le elezioni sono ormai imminenti, si terranno fra solo 8 giorni, ma la democrazia non è ancora la padrona sulle sponde del Nilo.

La giunta militare che ha preso le redini del paese nella fasi necessarie a preparare l‘Egitto alle elezioni non sembra aver mantenuto le promesse ed il clima si è presto scaldato e le varie fazioni pronte a lottare in sede elettorale si sono prontamente riunite per combattere quello che sembra essere il nuovo ostacolo alla libertà di tutti. Succede così che i movimenti giovanili, dei Fratelli Musulmani e dei laici marcino coesi in Piazza Tahrir per reclamare ciò che spetta al popolo egiziano.

15 i morti e ben 1500 i feriti, questo il bilancio degli scontri preparato da un’associazione di medici volontari che sta prestando soccorso nei pressi della piazza all’interno degli ospedali da campo allestiti in fretta e furia col ritorno dei manifestanti e con lo schieramento delle forze di polizia attorno ad essi.

Sono ormai tre giorni che gli scontri continuano al Cairo, ma le forze del Consiglio Superiore delle Forze Armate egiziane non sembrano intenzionate ad accogliere le richieste dei manifestanti di deporre il potere. “Il sangue dei martiri dell’Egitto non sarà versato invano” si legge su uno dei molti cartelloni esposti dai manifestanti, che senza paura hanno affrontato le cariche della polizia, che ha tentato più volte di sgomberare la piazza con l’uso della violenza e dei lacrimogeni.

Catherine Ashton, rappresentante della diplomazia dell’Unione Europea, ha invitato il governo egiziano a “rispettare i diritti umani ed ascoltare le aspirazioni democratiche dei suoi cittadini. Bisogna evitare che la situazione degeneri e si ripetano gli incidenti dei giorni scorsi”.

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