Rifiuta proposte sessuali: 25enne licenziata

Una giovane di Treviso è stata licenziata dopo aver rifiutato le richieste sessuali dei suoi "superiori". La 25enne li ha già denunciati rivolgendosi alla magistratura.

di Massimiliano Dramis 13 gennaio 2012 18:32

Presunto caso di stalking sul lavoro a Treviso. Una ragazza trevigiana, di 25 anni, è stata licenziata dall’azienda per cui lavorava dopo aver rifiutato le richieste sessuali, in alcuni casi anche esplicite, avanzate dai suoi superiori:  sia il proprietario che il caporeparto.

La triste vicenda, però, non si è conclusa con questo inquietante finale, anzi. La 25enne, dopo aver pagato con la perdita del posto di lavoro il rifiuto alle avances dei suo superiori, ha anche deciso di rivolgersi alla magistratura, denunciando sia il caporeparto che il proprietario dell’azienda.

La denuncia ha fatto subito scattare le indagini dei carabinieri, che poi sono state seguite dal pm Francesca Torri. L’impianto accusatorio è stato ritenuto credibile dal giudice Elena Rossi, che ha deciso per il rinvio a giudizio per violenza sessuale, sia del caporeparto che del proprietario. I due “accusati” sono rispettivamente seguiti dagli avvocati,  Michele Barzan e Franco Palmiro Tosini.

Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, le richieste sessuali esplicite e non, rivolte alla 25enne, sarebbero iniziate in concomitanza con l’inizio dell’acutizzarsi della crisi economica, nel mese di aprile. L’azienda Geox, che risiede  nella zona di Montello, in provincia di Treviso, ha come tutte le aziende di artigianato dovuto constatare la crisi del settore. Oltre alla mancanza dei soldi, hanno cominicato a partire anche le lettere di licenziamento per le commesse. Proprio in questo periodo sono iniziate le richieste alla giovane: “È in quelle settimane  che titolare e capo reparto hanno iniziato a chiedermi di uscire o più esplicitamente di avere rapporti sessuali”.

Richieste continue, prima fatte in maniera più sobria, con semplici inviti ad uscire, poi molto più esplicite, con vere e proprie richieste di rapporti sessuali. La 25enne ha sempre rifiutato, nonostante le minacce dei suoi superiori: “altrimenti resterai senza lavoro”.

Per entrambi gli avvocati degli imputati le accuse della ragazza sono inventate, e il licenziamento della 25enne è da attribuirsi esclusivamente alle difficoltà economiche dell’azienda, confermate dal susseguente fallimento. Ora bisognerà vedere  se i fatti denunciati dalla ragazza avranno la conferma giudiziaria.

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