Ragazza trovata morta in un dirupo a Sondrio, arrestato il fidanzato

Emanuele Casula è in stato di fermo sia perchè gravemente indiziato dell'omicidio di Veronica Balsamo sia per il tentato omicidio di Gianmario Lucchini.

di Luca Fiorucci 3 ottobre 2014 18:12

E’ svolta nell’inchiesta sulla morte di Veronica Balsamo, la ragazza di ventitrè anni di Grosio, in provincia di Sondrio, trovata senza vita in un dirupo a Roncale, in Valtellina, lo scorso 24 agosto. I carabinieri di Sondrio hanno infatti arrestato con l’accusa di omicidio, nella sua casa di Grosotto, in provincia di Sondrio, il fidanzato della ragazza, il diciottenne apprendista saldatore Emanuele Casula. Il giovane si trova quindi ora in stato di fermo, su disposizione del procuratore facente funzioni Elvira Antonelli e del sostituto Giacomo Puricelli, perchè gravemente indiziato sia per l’omicidio della ragazza, sia per il tentato omicidio di Gianmario Lucchini, il chierichetto trentacinquenne di Grosotto colpito alla testa ed in altre parti del corpo con un cacciavite quella stessa notte di agosto in cui morì Veronica, a circa duecento metri dalla baita in cui fu ritrovato in gravissime condizioni e che si trova tuttora in ospedale.

Casula finora era indagato in stato di libertà con l’accusa di aver ucciso la ragazza spingendola forse nel burrone durante un litigio. La svolta nell’inchiesta sarebbe avvenuta grazie alle indagini condotte dagli uomini del colonnello Paolo Ferrarese e all’esito degli esami tossicologici e genetici dei Ris, che avrebbero confermato la presenza di sangue della ragazza su alcuni vestiti dell’indagato e di sangue sia di questi sia di Lucchini su un cacciavite adoperato per il ferimento di Lucchini. Quel 23 agosto, Casula aveva rubato uno scatolone di medicine davanti alla farmacia di Grosotto, poi si era impossessato dell’auto di un negoziante ed era fuggito.

L’auto e i farmaci erano stati ritrovati in serata, mentre il giovane aveva passato la giornata al bar con gli amici, che hanno testimoniato che sembrava uno zombie. Emanuele aveva anche raccontato agli amici del furto dell’auto, e questi lo avevano convinto ad andare a scusarsi con il proprietario che aveva ritirato la denuncia. In serata, lo aveva raggiunto la ragazza con il piccolo Suv della madre, e i due si erano avviati verso la chiesa di Roncale, a circa tre chilometri dal paese, passando anche davanti alla casa di Lucchini, e si erano fermati in un punto isolato in mezzo al bosco. La sera successiva, Emanuele si era ribaltato in un prato mentre fuggiva con il Suv dal posto in cui si era recato con la fidanzata, ed era arrivato a piedi al bar del paese, sotto choc.

Ai carabinieri che gli chiedevano dove fosse Veronica aveva detto di non ricordare nulla, e la ragazza era stata trovata morta la mattina dopo, con la testa squarciata da una pietra. Inizialmente in Procura erano stati aperti due diversi fascicoli per la morte della giovane e per il ferimento di Lucchini, colpito all’emitorace e a una tempia a poca distanza del luogo dove è stato trovato il cadavere e quasi nelle stesse ore, ma tale circostanza aveva da subito insospettito i carabinieri. Anche le ferite ritrovate sul cadavere non erano compatibili con una breve caduta nel dirupo.

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