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Sardegna, fallisce società di ricerca sul Dna dei centenari

La crisi economica non perdona nessuno, nemmeno il Dna dei centenari sardi: la Shardna, società di ricerca nata nel 2001 per studiare il segreto della longevità della popolazione locale, è stata infatti messa in liquidazione. Due giorni fa sono state recapitate dal liquidatore le lettere di licenziamento ai dipendenti, in tutto dieci persone tra biologi molecolari, genealogisti informatici e amministrativi, ma oltre al dramma del lavoro perduto, rischia di dissiparsi un progetto andato avanti per oltre un decennio, in cui sono stati raccolti dati biologici dei volontari di dieci paesi della Sardegna orientale. Un patrimonio dal valore inestimabile, che rischia di essere svenduto al miglior offerente per ripianare i debiti.

C’è da dire che la Shardna non ha mai navigato in buone acque: nata nel 2001 in collaborazione con l’Istituto di Genetica delle Popolazioni del CNR, nel 2009 è stata ceduta alla Fondazione San Raffaele, rimanendo suo malgrado coinvolta nel crac finanziario dell’istituto ospedaliero, un buco di oltre un miliardo di euro. E non bisogna nemmeno dimenticare le polemiche politiche legate al conflitto d’interesse di Renato Soru, che volle fortemente la società,  tanto che a seguito della sua nomina a governatore della regione nel 2006 la Shardna fu messa in vendita per placare le polemiche.

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Nigeria, ostaggio italiano ucciso in un blitz inglese

Doveva filare tutto liscio, ma il blitz deciso in gran segreto dall’Inghilterra e dalle autorità nigeriane è finito nel sangue: Franco Lamolinara e Christopher McManus, i due tecnici rapiti il 12 maggio 2011 a Birnin Kebbi, sono stati uccisi dai loro sequestratori durante l’operazione militare, secondo quanto dichiarato dai servizi segreti britannici. Le autorità italiane sono state avvisate soltanto ad operazione iniziata, ed il premier Mario Monti non ha nascosto l’irritazione per il mancato avviso del blitz, e per l’esito dello stesso.

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Caso Lusi, Finanza sequestra immobili e due milioni di euro

Nuova svolta nel caso che vede indagato il senatore Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita accusato di appropriazione indebita aggravata, per aver sottratto tredici milioni di euro dalle casse del partito: con un blitz attuato dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, sono stati sequestrati alcuni immobili e due milioni di euro per disposizione della Procura di Roma che indaga sulla vicenda.