Israele: “il mondo ci aiuti a fermare l’Iran”

Tel Aviv, dopo le ramanzine internazionali, decide di accantonare per adesso le idee di attacco militare per fermare lo sviluppo atomico iraniano, ma lo condanna e preme per nuove sanzioni che ottengano lo stesso scopo.

di Vincenzo Avagnale 10 Novembre 2011 11:58

Il governo israeliano abbassa le armi che stava ormai puntando verso l’Iran, ma non si rassegna e lancia un appello alla comunità internazionale per fermare i piani dello stato islamico, specialmente alla luce del nuovo rapporto dell’Aiea (Agenzia internazionale energia atomica), che sosterrebbe che ci sono indizi sufficienti a dire che Teheran abbia attivo un programma per dotarsi di armamenti nucleari.

Nonostante l‘Onu e numerosi altri paesi abbiano avvisato l’Iran, questi non sembra affatto intenzionato a desistere dai propri propositi, anzi, sembra volerli accelerare, confermando ulteriormente quanto temuto dalle autorità di paesi come gli Stati Uniti che hanno modo di ritenere che le armi nucleari iraniane possano essere usate anche per fini terroristici.

“Non arretreremo di un centimentro rispetto al cammino che stiamo percorrendo” ha detto irato Mahmoud Ahmadinejad, il presidente della repubblica islamica. Anti, ha accusato i vertici dell’agenzia con sede a Vienna (l’Aeia) di aver presentato un rapporto basato su “falsità costruite da Washington”.

L’Unione Europea è come al solito l’ultima a dover dire la sua sulla vicenda, data la notoria lentezza della sua diplomazia interna, ma è evidente che la situazione Iraniana non piace a nessuno nemmeno nel vecchio continente. Per il momento tutti escludono decisamente l’opzione militare, ma si continua a premere specialmente su Cina e Russia, i veri burattinai e santi protettori di un Iran economicamente troppo rilevante per le rispettive economie per poterlo abbandonare.
Lunedì prossimo i ministri degli Esteri si riuniranno a Bruxelles per decidere come approntare nuove sanzioni al regime degli ayatollah “ma l’opzione militare non è sul tavolo: solo Israele la persegue. Anche i più stretti alleati di quel paese sono certi che però non sia la strada giusta.” Chissà cosa dovrà succedere prima che le nazioni sblocchino questo empasse ed escano da uno stallo che fa accumulare troppa tensione in un’area fin troppo turbolenta per questioni, rispetto a quella di armi nucleari agli estremisti islamici, relativamente meno importanti.

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