Corte dei Conti: “Italia più corrotta di quanto si creda”

L'Iva evasa è al 36%. In Ue fa peggio di noi solo la Spagna. Per il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, è colpa della classe politica corrotta, che non ha voluto ratificare la Convenzione di Strasburgo.

di Gianni Monaco 16 Febbraio 2012 15:53

Si parla tanto, nel nostro paese, di mercato del lavoro e riforme istituzionali. Il tema vero dovrebbe essere quello della lotta alla corruzione, vero cancro dell’Italia. Un cancro che ogni anno si divora decine di miliardi di euro e impedisce la crescita economica. Un male che fa sì che le opere pubbliche siano le più costose al mondo. Che il merito e la trasparenza siano praticamente assenti. Qualche giorno fa Mario Monti si è opposto alle Olimpiadi a Roma nel 2020 anche per timore del fattore corruzione. La storia insegna che una struttura che in partenza costa 1, finisce per costare 10. E ciò non avviene perché le nostre opere sono realizzate meglio (magari!), bensì per il costo, spaventoso, della corruzione. Venti anni fa scoppiava Mani Pulite. Morirono i vecchi partiti e nacquero i “nuovi”. Le tangenti non sono affatto sparite, sono semplicemente diventati più ingegnosi i metodi per pagare in cambio di favori illeciti.

Impietoso il quadro dipinto dalla Corte dei Conti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Illegalità, corruzione e malaffare sono notevolmente presenti nel Paese – ha detto il Presidente dei giudici contabili, Luigi Giampaolino. – Le loro dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”.

Uno dei grossi problemi è l’evasione fiscale, in particolare quello dell’Iva. Se non fosse per la Spagna, l’Italia deterrebbe un triste primato in Ue.

“Analisi accurate condotte per l’imposta sul valore aggiunto – ha sottolineato Giampaolino – evidenziano per l’Italia un tax gap superiore al 36%, che risulta di gran lunga il più elevato tra i paesi europei con l’eccezione della Spagna, per la quale lo stesso rapporto è addirittura superiore”.

Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, non si stupisce per il nefasto quadro dipinto dalla Corte e accusa la classe politica:

“Il nostro disegno di legge per contrastare la corruzione, presentato da oltre un anno, è rimasto lettera morta, perche nessuna forza politica lo vuole mettere all’ordine del giorno della discussione del Parlamento. Purtroppo la politica continua a rimaner sorda e spesso fa parte di quel sistema denunciato oggi, basti notare l’altissimo numero di inquisiti e condannati per reati gravi presenti fra i banchi del Parlamento”.

Per l’ex magistrato di Mani Pulite, se il nostro Stato vuole combattare seriamente la corruzione, deve ratificare la Convenzione di Strasburgo del 1999. La norma è vigente negli altri paesi dell’Ue, mentre i vari governi degli ultimi anni si sono rifiutati di accoglierla. Vedremo se Monti, da convinto europeista, vorrà cambiare rotta.

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