Ddl corruzione, Monti: “non scusabile l’inerzia di alcuni partiti”

Angela Finocchiaro (Pd) ha subito commentato: “Ha ragione il presidente Monti: non sono più sopportabili gli stop e l'atteggiamento del Pdl su questa materia”.

di Stefania Calabrese 24 Settembre 2012 18:44

Il presidente del Consiglio Mario Monti, durante la conferenza internazionale sulle Riforme strutturali in Italia alla presenza del Segretario generale dell’Ocse, José Ángel Gurría, ha assicurato che verrà compiuto ogni sforzo affinché venga portato a termine il ddl corruzione, inserito in un pacchetto di riforme della giustizia definito “equilibrato”.
L’urgenza di varare questo decreto deriva dal fatto che la corruzione rappresenta uno dei principali freni alla crescita del Paese e occorre mettere in campo tutti gli strumenti necessari affinché questo fenomeno diffuso venga debellato. Spiega infatti Monti:

“L’Ocse ha posto l’accento sulla trasparenza del settore pubblico: in Italia il livello di corruzione è superiore a quello della media Ocse”.

Il premier si concede poi una puntualizzazione polemica:

“La strada è in salita per l’inerzia, comprensibile ma non scusabile, di talune parti politiche”.

Ma quello della giustizia è stato solo uno degli argomenti toccati dal discorso del primo ministro, il quale ha esordito rassicurando che il 2013 sarà un anno di crescita economica per l’Italia, che non è più da considerare un Paese bisognoso di aiuti. Rivolgendosi alle parti sociali, Monti ha chiesto di “saper guardare in modo coraggioso il tema dei rinnovi contrattuali”, mentre per la questione Fiat ha specificato che non sono stati chiesti finanziamenti né tantomeno il governo li avrebbe concessi, poiché ”è impegnato non a dare aiuti finanziari ma a creare condizioni di contesto che consentano di salvaguardare la produzione industriale”.
Riguardo il decreto Salva-Italia, il professore ne ha evidenziato i meriti:

“Adottato nel momento più acuto della crisi, è stato necessario per mettere in sicurezza i conti pubblici e rovesciare una deriva che stava portando il nostro Paese vicino ad una situazione molto critica, in fondo alla quale vi sarebbero state l’insolvenza del debito sovrano, l’incapacità di fare fronte ai pagamenti dello Stato e la perdita della sovranità economica e la cessione di fatto della responsabilità della politica economica a istituzioni sovranazionali a come il Fondo monetario, la Banca centrale europea e la Commissione europea”.

Giudizio confermato anche dal Segretario dell’Ocse:

“L’azione realizzata in questi mesi produrrà nei prossimi 10 anni un aumento di 4 punti percentuali del Pil“. Non è ancora il momento tuttavia di abbandonare il rigore, “quello va sempre mantenuto”.

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