Coalizione Qatar sostituirà la Nato in Libia?

Il Qatar mette sul tavolo la proposta di porsi a guida di una coalizione di paesi alleati alla nuova Libia che sostituiscano le forze Nato per aiutare il Cnt a ricostruire le forze di sicurezza del paese.

di Vincenzo Avagnale 27 Ottobre 2011 11:13

Il destino della Libia è incerto, adesso che la missione Nato “Unified Protector” è stata formalmente annunciata in chiusura entro il 31 ottobre il paese si chiede da dove ricominciale. Le condizioni di sicurezza, nonostante la morte di Gheddafi, sono considerate troppo precarie per abbandonare a se stesso il Comitato Nazionale di Transizione. La soluzione arriva dal Qatar, una coalizione di stati arabi e vicini al paese libico che supporti la nuova democrazia e la aiuti ad addestrare forze di sicurezza efficienti.

Per fare ciò sarebbe tuttavia necessario prolungare la missione Nato e la “No fly Zone” come chiede il Cnt almeno fino alla fine dell’anno. L’ipotesi giunta da Doha è nuova, ma non del tutto inaspettata; infatti lo stato del Qatar è stato il primo, dopo poche settimane dall’inizio della ribellione (quando ben pochi credevano perfino che i ribelli fossero appena poco più che un fastidio per Gheddafi), a riconoscere il Cnt come nuovo rappresentante della Libia.

Il generale Ahmed Ben Ali Atia ha inoltre annunciato che il Qatar non ha contribuito solo con le parole, ma anche coi fatti: munizioni, equipaggiamento, medicine e molte altre cose sono state spedite in segreto ai ribelli mentre alla Nato si chiacchierava ancora sul da farsi; perfino sarebbero stati inviati soldati qatarini ad aiutare in operazioni particolari i ribelli libici.

Lo stato arabo mira chiaramente ad estendere la sua influenza nel nord Africa e quindi a guidare questa eventuale coalizione per dare il tempo alla Libia di riprendere il pieno controllo di se stessa. Nel frattempo sono molteplici le voci che si rincorrono su Seif al-Islam, il figlio ed erede di Gheddafi fuggito secondo alcuni in Nigeria come il fratello Mutassim, mentre per altri si starebbe nascondendo in attesa che trattative segrete lo conducano di fronte al tribunale dell’Aja.

Non pentimento, quest’ultima possibilità, ma preoccupazione per le immagini ed i video che hanno mostrato al mondo la crudele e brutale fine di suo padre Muammar, fine che lui preferirebbe evitare a costo di consegnarsi alla giustizia internazionale.

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