Siria, contraerea contro i civili

La situazione Siriana peggiora di ora in ora e mentre in un'intervista il dittatore Assad frena e minaccia l'occidente viene usata la contraerea per ridurre al silenzio i civili ribelli.

di Vincenzo Avagnale 31 Ottobre 2011 18:14

Alla vigilia del nuovo incontro fra le autorità siriane ed i rappresentanti dei paesi della Lega Araba, ma anche mentre Assad avverte l’occidente che sarebbe un errore intervenire nel suo paese come in Libia, sono stati uccisi altri 17 civili delle forze leali al dittatore siriano, portando il numero dei morti non militari fino a 57. Non il preludio che si sarebbe auspicato, in quando arma i rappresentanti di Bashar Assad dell’arma delle violenze dei manifestanti per la democrazia contro le polemiche per i diritti dei cittadini siriani messe in campo dai paesi arabi. Oltre ad i civili bisogna contare anche 10 militari ed un diserto fra i morti causati dagli scontri armati nel nord-ovest del paese.

Nel bilancio dei morti del mese di ottobre, pubblicato oggi dagli attivisti, figurano però 31 bambini e ragazzini, uccisi in meno di 4 settimane, con una media di una giovane vita al giorno a causa della repressione armata del governo e dei colpi d’artiglieria sparati negli ultimi giorni.

Secondo le agenzie ufficiali d’informazione di Sana, sotto il controllo del governo secondo gli attivisti, oggi sono stati celebrati i funerali dei 15 fra soldati dell’esercito (tra cui due ufficiali), agenti delle forze di sicurezza, poliziotti ed un civile; tutti uccisi da attacchi terroristici (o almeno questa è la definizione che i media siriani propongono degli scontri e degli attacchi dei manifestanti).

L’identità dei 17 nuovi morti è stata pubblicata in una rigorosa documentazione sulle violazioni in Siria dai “Comitati di coordinamento degli attivisti anti-regime”, pubblicata alle 20,30 di ieri (19,30 in Italia). La maggior parte delle vittime proviene dalla regione centrale di Homs e Hama, uno dei punti in cui la ribellione è maggiormente radicata e su cui la furia delle batterie governative hanno maggiormente infierito. Secondo i testimoni de “l’Ossevatorio per i Diritti Umani in Siria” (piattaforma Ondus presente ormai da molti anni nel paese per registrare le plateali violazioni del regime) ci sarebbero centinaia, forse migliaia di disertori sunniti dell’esercito governativo, che va ad aumentare le fila della resistenza.

Il consigliere presidenziale Buthyana Shaaban ha smentito, in un’intervista alla stampa Britannica, l’esistenza di disertori e ha accusato che a diffondere queste voci siano “persone che vogliono distruggere la Siria”. Il consigliere guiderà la delegazione siriana attesa a Doha, in Quatar, per incontrare la commissione inter-ministeriale della Lega Araba formatasi per proporre opzioni che sblocchino questa drammatica situazione in Siria.

Riguardo questo incontro è importante rilevare che si svolga in Qatar, lo stato arabo che si era proposto per mettersi alla guida di una coalizione formata principalmente da stati arabi che presidiasse la Libia ed addestrasse delle sue efficienti forze di sicurezza. Il governo si Doha ha dimostrato di voler implementare la propria influenza in medio oriente ed in Africa occidentale e le sue reazioni diplomatiche, finanziarie e militari sono state le più pronte a reagire durante la primavera araba.

Ha dimostrato questa sua celerità d’intervento proprio sul territorio libico, dove ha inviato finanziamenti, munizionamenti, armi e perfino soldati delle forze speciali già a due settimane dall’inizio delle rivolte, mentre in Europa si discuteva ancora se riconoscere o meno il Cnt. Adesso il suo ruolo sembra determinante anche nelle trattative con la Siria, ma per questa situazione ci sono circostanze molto diverse e la posizione del Qatar sarà certamente più prudente, sia per una questione di vicinanza geografica, sia per non sconvolgere i delicati equilibri delle terre fra la Turchia, l’Egitto, l’Iran e la penisola arabica in generale. Lo stesso Bashar Assad aveva avvisato in un’intervista finita sul web che interventi militari, riferiti alla possibilità di una missione Nato come in Libia, rischiano di provocare un terremoto in una regione già instabile.

Commenti