Barista spegne le slot machine, il Comune la premia

Monica Pavesi ha deciso di perdere gli incassi preferendo salvare quei clienti che perdono cifre eccessive al videopoker.

di Simona Vitale 20 Novembre 2012 14:56

Un gesto sicuramente in controtendenza rispetto a ciò che sovente accade in Italia e nel mondo. Parliamo di una barista di Cremona, Monica Pavesi che, nel suo nel bar tabaccheria “Gio” di via Mantova, zona periferica della città lombarda, ha deciso da un mesetto a questa parte di spegnere le macchinette videopoker dopo aver visto tanti clienti perdere delle cifre ritenute troppo eccessive. Nel suo bar Monica ne ha due. A tal proposito ha dichiarato:

Non le volevo sin dall’inizio, a me interessava solo il Totocalcio, i cui proventi però sono crollati. E così, per non essere in perdita, sono stata costretta a tenerle. I giornali e la televisione la crisi l’hanno scoperta da qualche mese. Io, invece, ce l’ho davanti agli occhi da tre anni. Italiani e stranieri, molti anziani ma anche giovani, forse più donne che uomini: gente che non se la passa bene e si aggrappa ai videopoker spendendo tutto quello che ha. A me piace fare i caffè, parlare con i clienti. Non voglio più avere a che fare con chi è convinto che il denaro per vivere arriva da quegli apparecchi.

Le slot sono state spente un mese fa. Una decisione che potrebbe davvero costare cara alla titolare del bar in termini economici. Questo perché le slot incassavano circa 40-50 mila euro al mese e il 6%, più o meno 1.500 euro ogni quindici giorni, andava a lei. Senza contare il fatto che il contratto scade nel 2015 ed è probabile che la concessionaria cercherà di far valere le proprie ragioni. Continua la donna: “Che danni avrò? Non lo so. Mi dicevano che non potevo recedere.” Nel frattempo il Comune di Cremona che è impegnato in una vera e propria crociata contro le slot, ha fatto sapere che darà un premio alla barista. Come dichiarato dal vice-sindaco Carlo Malvezzi: “Ha fatto un gesto coraggioso che può essere un esempio per tutti i suoi colleghi.”

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