Tragedia Airbus, Lubitz era malato, ma strappò il certificato

Il co-pilota dell'aereo schiantatosi martedì avrebbe sofferto di "un grave episodio depressivo" nel 2009, e quel giorno non avrebbe dovuto lavorare.

di Luca Fiorucci 27 marzo 2015 22:36
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Stanno emergendo nuovi particolari sulla tragedia dell’Airbus A320 schiantatosi martedì sulle Alpi francesi con 150 passeggeri a bordo. Gli inquirenti, infatti, hanno perquisito le due case del copilota Andreas Lubitz, dove sono emersi chiari indizi di “una malattia psichica“. Secondo il quotidiano tedesco Bild, che ha visionato i documenti ufficiali dell’Autorità tedesca di supervisione del trasporto aereo, all’uomo, nel 2009, “è stato diagnosticato un grave episodio depressivo poi rientrato, ed egli è stato sotto trattamento psichiatrico per un anno e mezzo, ma avrebbe poi continuato a seguire sessioni di consueling psichiatrico fino alla settimana prima della tragedia. Queste informazioni erano state trasmesse alla Lufthansa, la compagnia aerea tedesca a cui fa capo Germanwings. Sempre secondo la Bild, Lubitz, sei anni fa, sarebbe stato ritenuto “secondo indiscrezioni, in parte non idoneo al volo durante l’addestramento nella scuola di volo Lufthansa di Phoenix, negli Stati Uniti.

Il tabloid sostiene inoltre che il giovane si era da poco lasciato con la sua ragazza, con la quale si sarebbe dovuto sposare l’anno prossimo. Secondo lo “Spiegel”, invece, la procura di Düsseldorf avrebbe trovato in casa del copilota un certificato di malattia per il giorno della tragedia, che egli avrebbe però strappato e che la Germanwings ha confermato di non aver mai ricevuto. Gli inquirenti non avrebbero però rinvenuto alcun elemento che faccia capire che l’uomo avesse intenzione di suicidarsi, né nessuna rivendicazione del gesto. L’Ospedale universitario di Düsseldorf ha inoltre riferito che egli era stato visitato lì sia a febbraio che a marzo, e l’ultima visita risalirebbe al 10 marzo, ma egli, hanno spiegato senza aggiungere altri particolari per la privacy, era andato lì per una “valutazione diagnostica”, e non per curare la depressione.

Un amico ha riferito a condizione di anonimato che nell’ultimo anno le condizioni psicologiche di Lubitz sarebbero peggiorate ed egli si sarebbe sempre di più chiuso in se stesso. E’ grazie alla scatola nera dell’aereo, invece, che si è potuto ricostruire quanto accaduto negli ultimi minuti prima dello schianto del velivolo. Secondo il procuratore Brice Robin, che, in polemica con il Bea, l’ufficio francese per l’analisi e l’inchiesta, ha voluto rivelare ogni dettaglio, il comandante Patrick Sonderhmeir e il copilota avrebbero prima intrattenuto una conversazione normale, in un’atmosfera che sembra “serena”, e a un certo punto Sonderheimer inizia a “preparare il briefing in vista dell’atterraggio a Düsseldorf, poi il comandante chiede al copilota di prendere il comando”, probabilmente per recarsi in bagno.

Lubitz prima risponde in maniera un po’ laconica, poi, una volta trovatosi solo in cabina, preme il pulsante del flight monitoring system, il selezionatore di altitudine che fa iniziare la discesa dell’aereo, “un’azione che può essere soltanto volontaria“, ha precisato il procuratore, ricordando che ciò avviene quando il velivolo sta sorvolando le Alpi, molto prima di dove avrebbe dovuto iniziare la fase di atterraggio. Sonderheimer torna verso la cabina, trova la porta chiusa, bussa ma non ottiene risposta, chiama insistentemente il copilota e cerca di sfondare la porta, forse con un‘ascia, mentre Lubitz è barricato dentro, muto. E’ stata anche scartata l’ipotesi di un malore, perché, ha spiegato Robin, nelle registrazioni si sente il copilota “respirare in modo normale“, fino al tragico schianto, poco prima del quale si sentono anche “le urla dei passeggeri”.

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