Adinolfi, l’attentato rivendicato dagli anarchici

La rivendicazione, espressa in un documento, sembra attendibile sia per la Procura che per le fonti della sicurezza.

di Simona Vitale 11 Maggio 2012 15:29

L’attentato ai danni dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi è stato rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale cellula Olga per mezzo di un documento inviato alla redazione milanese del Corriere della Sera. Accertamenti sulla veridicità del documento sono in corso.  “Abbiamo azzoppato Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell’atomo…Finmeccanica vuol dire morte e sfruttamento, nuove frontiere del capitalismo italiano. Ansaldo Nucleare è tentacolo di Finmeccanica…Con il ferimento di Adinolfi proponiamo una campagna di lotta contro Finmeccanica piovra assassina…Oggi l’Ansaldo nucleare, domani un altro dei suoi tentacoli, invitiamo tutti i gruppi e i singoli Fai a colpire tale mostruosità con ogni mezzo necessario”, questi alcuni dei passaggi che è possibile leggere del documento, in cui viene citato anchel’ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, ritenuto, insieme ad Adinolfi uno dei maggiori responsabili del rientro del nucleare in Italia.

Secondo il procuratore di Genova Michele Lecce, raggiunto al telefono, la rivendicazione della FAI sembra attendibile, così come le fonti della sicurezza che hanno spiegato: “Gli anarchici della Fai hanno alzato il tiro e deciso di abbracciare la lotta armata“, ritenendo grave e decisamente preoccupante il salto di qualità realizzato dalla FAI. Nel frattempo Adinolfi è stato dimesso stamattina dall’ospedale ed è tornato a casa. L’uomo è attualmente sotto la tutela di due carabinieri. La misura è stata disposta dal Viminale su richiesta del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza. L’A.D. di Ansaldo non ha voluto commentare il suo attentato, ma ha solo dichiarato che l’incubo finalmente è alle spalle; il tutto poco prima che si diffondesse la voce della rivendicazione.

Ricordiamo che Adinolfi stava uscendo dalla sua abitazione di Marassi, a Genova, con il figlio di 20 anni, quando è stato raggiunto al ginocchio destro da 3 colpi di pistola sparati con una pistola semiautomatica da parte di due uomini a volto coperto in sella ad una moto.

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