Imprese, la metà fallisce entro cinque anni

Gli sconfortanti dati della CGIA: la metà delle imprese costrette a chiudere dopo cinque anni. Spesso sa causa di troppe tasse.

di fabiana 2 maggio 2017 11:00
lavoro istat

Il lavoro manca e molti tentano la carta dell’imprenditoria. Ma non sempre la cose vanno come previsto e come sperato: secondo i dati riportati da uno studio dell’Ufficio studi della CGIA, oltre una impresa su due, in pratica il 55,2% è destinata a chiudere i battenti entro i primi 5 anni di vita. 

Dati non certo confortanti che mettono in evidenza il pessimo stato dell’economia e le difficoltà che si trovano ad affrontare i neo imprenditori che cercano in qualche modo di ovviare alla mancanza di lavoro. Ad affossare il tentativo di lanciare e lasciare in buono stato l’impresa, le tasse e la burocrazia. 

Troppe tasse una burocrazia che non allenta la morsa e la cronica mancanza di liquidità. È vero che molte persone, soprattutto giovani, tentano la via dell’autoimpresa senza avere alcuna esperienza e/o il know how necessario, tuttavia questa percentuale di chiusura così elevata è molto preoccupante, anche perché continua ad aumentare di anno in anno. 

Ha commentato Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio studi. Da un part insomma una certa incompetenza e una certa incoscienza, ma dall’altra le tasse e la burocrazia non aiutano certo gli aspiranti imprenditori che in breve tempo sono costretti a rinunciare al proprio sogno e a chiudere bottega.

Nell’arco di pochi anni la percentuale delle imprese fallite entro cinque anni è passata dal 45,4% al 55,2 %, ma tutti i settori sono interessati dalla crisi anche se le imprese che chiudono prima sono quelle relative alla costruzioni (con il 62,7%), al commercio (54,7%) ai servizi (52,9%).

Qualche diversità si registra anche a livello regionale: a chiudere prima sono le imprese del Centro-Sud, in particolare in Calabria (con il 58,5% di chiusure dopo 5 anni di vita), nel Lazio (con il 58,1%), in Liguria (57,7%), in Sicilia (57,2%), la Sardegna (56,4%), in Campania (56%).

Se la passano meno le regioni autonome di Bolzano e di Trento (con il 45,8 e il 49,3%), la Basilicata (50,1%) e il Veneto (51,9%), invece, sono le realtà meno interessate da questo fenomeno.

photo credits | thinkstock

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