Governo, Renzi presenta la squadra: 16 ministri, metà sono donne

Il premier incaricato ha presentato i ministri al capo dello Stato. Padoan all'Economia, Orlando alla Giustizia, Mogherini agli Esteri.

di Luca Fiorucci 21 febbraio 2014 22:22
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Il premier incaricato Matteo Renzi si è intrattenuto nel pomeriggio per oltre due ore e mezza al Quirinale per presentare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la lista dei ministri, che sarebbe stata preparata in gran parte dopo il vertice nottturno con Angelino Alfano. Si tratta di un governo “snello”, con sedici ministri, di cui metà donne, e senza vicepremier. Fra questi, lo stesso Alfano è stato confermato al ministero dell’Interno, mentre all’Economia andrà l’economista Pier Carlo Padoan. Al ministero della Giustizia sembrava quasi certo andasse il magistrato ant-ndrangheta Nicola Gratteri, e invece il dicastero sarà guidata dall’ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando.

Ecco la lista completa dei ministri: Economia Pier Carlo Padoan, Interno Angelino Alfano (Ncd), Esteri Federica Mogherini (Pd), Giustizia Andrea Orlando (Pd), Difesa Roberta Pinotti (Pd), Sviluppo Economico Federica Guidi (Pd), Infrsastrutture e Trasporti Maurizio Lupi (Ncd), Salute Beatrice Lorenzin (Ncd), Politiche Agricole Maurizio Martina (Pd), Ambiente Gianluca Galletti (Udc), Lavoro e Politiche Sociali Giuliano Poletti, Istruzione Università e Ricerca Stefania Giannini (Sc), Beni e Attività Culturali Dario Franceschini (Pd), Riforme e Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi (Pd), Semplificazione e P.A. Marianna Madia (Pd), Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta (Pd). Domani, sempre al Quirinale, alle 11.30, ci sarà il giuramento. Renzi, in conferenza stampa, ha affermato: “Il Paese non ha alternative, abbiamo la possibilità di realizzare riforme che non si sono fatte”.

E, rispondendo ad un giornalista, ha detto: “Le confermo che in questa vicenda, per come sono andate le cose, molti di noi si giocano qualcosa di più della carriera, si giocano la faccia”. L’incontro notturno con Alfano sarebbe stato abbastanza teso, poichè il segretario del Pd, in nome della “discontinuità” con il governo Letta da lui spesso invocata, non avrebbe voluto nuovamente il leader del Nuovo Centrodestra all’interno del governo, e alla fine gli avrebbe posto un aut-aut: “O resti vicepremier o ministro dell’Interno, e a quel punto Alfano avrebbe optato per il Viminale. All’incontro, a cui hanno partecipato anche Delrio, Franceschini e Lupi, il leader di Ncd avrebbe ottenuto inoltre la riconferma dei suoi ministri e, soprattutto, una riscrittura dell’emendamento Lauricella che garantisca che la legislatura proseguirà anche dopo il varo della nuova legge elettorale, che verrebbe collegata con la riforma del Senato.

Intanto, però, c’è da registrature il malumore dei partiti più piccoli che dovrebbero sostenere il nuovo esecutivo, fra cui i Popolari per l’Italia, il cui senatore Tito Di Maggio ha afffermato: “L’unica certezza è che, al momento, al Senato, Renzi non ha la maggioranza“. Il vicecapogruppo Di Biagio ha però poi rassicurato sul fatto che il sostegno a Renzi del suo 6 partito è fuori discussione”. Un’altra grana per il premier incaricato potrebbe essere rappresentata dalla minoranza Pd, guidata da Pippo Civati, che ha avvertito: “Stiamo valutando con molta attenzione cosa fare. Se dovessimo uscire con un voto di sfiducia sarebbe un fatto politico di estrema gravità”. Silvio Berlusconi, invece, ha attaccato: Renzi ha la maggioranza nel suo partito, ma non in Parlamento. Molti deputati Pd sono bersaniani e dalemiani”, e ha poi aggiunto: “Spero che in questi quattro anni si facciano le riforme”. 

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