Berlusconi: “Sfiducia a Letta”. Ma il Pdl si spacca

Il Cavaliere e i "falchi" del partito voteranno la sfiducia al governo, mentre Alfano e le "colombe" voteranno la fiducia e sono pronti a una scissione.

di Luca Fiorucci 2 Ottobre 2013 3:09

Tira sempre più aria di scissione nel Pdl. Silvio Berlusconi, infatti, al termine di un vertice serale a Palazzo Grazioli, in cui erano assenti il segretario Angelino Alfano e le “colombe” del partito, ha confermato la linea dura: Il Pdl domani vota no alla fiducia al governo Letta. Ma Alfano, che ha incontrato a Palazzo Chigi i ministri favorevoli alla fiducia, ha dichiarato invece: “Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”. Fra i “dissidenti”, Carlo Giovanardi ha annunciato: “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40 e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri”.

Sarebbe addirittura già pronto il nome della nuova formazione politica, che dovrebbe chiamarsi “Nuova Italia”. Secondo fonti del Pdl, i “falchi” berlusconiani sarebbero invece pronti a candidare alla guida della rinata Forza Italia Marina Berlusconi, la primogenita dell’ex premier, che sarebbe pronta a scendere in campo “indignata dai troppi traditori” del partito e del padre. Per tutta la giornata si sono susseguiti vertici a Palazzo Chigi e a Palazzo Grazioli, con Alfano e Gianni Letta a far la spola tra la sede del governo e la residenza romana di Berlusconi. Alfano, nella notte, sarebbe tornato a Palazzo Grazioli per cercare di evitare la scissione, ma le posizioni rimarrebbero distanti.

Il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha commentato: Berlusconi ha cercato la crisi in modo pretestuoso, ma sta perdendo. Se una parte del centrodestra domani voterà la fiducia avverrà un fatto di grande portata politica, positivo prima di tutto per il Paese. Si chiuderà un ventennio”. In serata il premier Enrico Letta ha respinto le dimissioni dei ministri Pdl, e oggi chiederà la fiducia prima al Senato e poi alla Camera, cercando un chiarimento che, come auspica il presidente Napolitano, preveda per il governo uno sbocco non precario fino al 2015. In questo modo, ha spiegato il ministro Franceschini, “ogni scelta avverrà in Parlamento, alla luce del sole, senza ambiguità e ipocrisie e senza alcuna trattativa. Soprattutto sul principio di netta e totale separazione” tra l’esecutivo e le vicende giudiziarie del Cavaliere.

Il premier ieri ha incontrato anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che gli ha espresso il suo sostegno, ribadendo di voler essere leale e responsabile nei suoi confronti: “Ho detto oggi al premier Letta che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino spero che prevalga l’interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un Governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l’Italia. Tutto il resto lo lascio ai professionisti della chiacchiera…” ha poi scritto Renzi su Facebook. Dall’opposizione, intanto, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia lavorano a delle mozioni di sfiducia, mentre Sel, pur non presentando nessuna mozione, ribadisce la contrarietà alle larghe intese. I senatori “fuorisciti” dal M5S, invece, sarebbero pronti a votare la fiducia a Letta.

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