Facebook rimedio per l’antipolitica: fa salire l’affluenza alle urne

Per ogni persona che vota, vi sono altri quattro amici che ne imitano l'esempio. Un semplice "social message" può arrivare a incoraggiare milioni di votanti.

di Stefania Calabrese 15 settembre 2012 0:53

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature, una delle più antiche e prestigiose riviste scientifiche al mondo, ha rivelato l’importanza di Facebook, social network di successo, per contrastare il fenomeno dell’antipolitica.
La ricerca, attuata ed ideata da James Fowler, della University of California di San Diego, è riuscita a dimostrare che l’esempio degli amici di Facebook che hanno votato fa salire l’affluenza alle urne.
L’esperimento, condotto durante le elezioni del 2010 per il rinnovo del Congresso americano, era basato su un meccanismo abbastanza semplice: in occasione delle elezioni congressuali, circa 61 milioni di utenti statunitensi di Facebook hanno ricevuto un “social message” che esortava a votare e offriva la possibilità di cliccare sull’icona “ho votato”. Il messaggio forniva anche il dato relativo al numero di coloro che avevano già provveduto a votare, aggiungendo i profili di sei amici che lo avevano già fatto.

 
Per garantire la veridicità dei risultati, è stato inviato un messaggio senza il profilo degli amici ad un gruppo di controllo di 600mila persone.
Dai risultati è emerso che il “social message” ha spinto almeno 340mila persone in più a recarsi alle urne mosse esclusivamente dall’esempio degli amici. Secondo Fowler però si tratta di una stima molto prudente, mentre il dato si aggirerebbe più realisticamente intorno al milione di utenti.
Confrontando l’elaborazione dei dati raccolti con i dati sull’affluenza alle urne, è stato rilevato che chi ha ricevuto il messaggio con il profilo degli amici tende il 2% in più a cliccare sull’icona “ho votato” e lo 0,4% in più ad andare a votare rispetto a chi ha ricevuto il messaggio senza alcun riferimento ai propri contatti.

 
Si tratta del primo studio che misura l’influenza effettiva che il mondo virtuale può avere sul comportamento nel mondo reale.
Alcuni, sostiene l’autore dell’esperimento, James Fowler, pensano che non vi sia alcuna possibilità che le attività online possano avere effetto sulla vita reale, altri invece ritengono che i social media siano così influenti da aver dato vita addirittura alla Primavera araba:

“Il nostro studio – afferma Fowler – dimostra che la verità è da qualche parte nel mezzo: i social network sono potenti, ma sono quei legami del mondo reale che abbiamo sempre avuto, che fanno la differenza”.

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