Dimissioni del Papa? Ci sono dei precedenti: ecco quali sono

Previste dal Canone 332, comma 2, del Codice di diritto canonico, il caso più celebre fu quello di Celestino V nel 1294.

di Simona Vitale 11 febbraio 2013 14:53

Tutti hanno pensato ad una bufala, ad un clamoroso scherzo perché “un Papa non può dimettersi”. Ed invece è tutto reale, così come è possibile che un Pontefice possa presentare le sue dimissioni. Papa Benedetto XVI ha annunciato oggi le sue, in latino, durante il Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, manifestando la sua decisione di abbandonare il suo incarico per “il bene della Chiesa”. Come ha ammesso lo stesso portavoce della Santa Sede padre Lombardi, l’annuncio è stato fatto in latino e non tutti i cardinali hanno immediatamente capito cosa fosse successo. Angelo Sodano, invece, decano del collegio cardinalizi, era già stato informato in precedenza.

Seppur sorprendente, il caso di Benedetto XVI non è certo isolato nella storia. Diversi sono stati i Pontefici che si sono avvalsi della facoltà di dimettersi concessa dal Canone 332, comma 2, del Codice di diritto canonico che stabilisce: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.

Se Papa Clemente I, esiliato nel 97 d.C e, non essendo in grado di continuare a dirigere la Chiesa, rassegnò le proprie dimissioni, il caso più famoso rimane ad oggi quello di Celestino V, conosciuto proprio come “il Papa del gran rifiuto” e citato da Dante ne La Divina Commedia. In seguito all’accertamento dell’esistenza di una reale possibilità di abdicazione, il 10 dicembre 1294 Celestino V promulgò una Costituzione sull’abdicazione papale, confermando la validità delle disposizioni in materia di Conclave pure in caso di rinuncia. Le motivazioni furono da ravvisarsi nello stato di confusione in cui versava la Chiesa in quel periodo, determinate per lo più da una cattiva amministrazione e dopo essersi accorto, a soli 4 mesi dall’inizio del suo pontificato, dell’eccessiva influenza del re Carlo D’Angiò.

Nel 1415, circa un secolo dopo, fu Gregorio XII, a nominare Carlo I Malatesta e il cardinale Giovanni Dominici di Ragusa come suoi delegati, in seguito ad anni di insoddisfazione manifestata nei suoi confronti dai cardinali.

Non è dato saperlo con estrema certezza, ma sembra che anche Pio XII, durante l’occupazione tedesca di Roma e sotto minaccia dei deportati nazisti, abbia scritto una lettera di dimissioni da rendere pubblica qualora fosse stato catturato come prigioniero. Questo perché la sua volontà era quella che Hitler potesse avere in mano il cardinale Pacelli, ma non Sua Santità. Avvicinandosi ai giorni nostri Papa Woityla, ovvero l’amatissimo Giovanni Paolo II, par che abbia preso in considerazione l’ipotesi di dimettersi in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Dimissioni che, però, come sappiamo, non hanno mai avuto luogo.

Secondo il portavoce padre Lombardi, Ratzinger “dedicherà l’ultima parte della sua vita alla preghiera, allo studio, alla riflessione e alla scrittura”, andandosi a stabilire in un monastero di clausura a Castel Gandolfo. Ricordiamo che Ratzinger vive a Roma dal 1982, quando fu proprio il suo predecessore Papa Giovanni Paolo II a chiamarlo in Vaticano dalla Germania.

Dopo il prossimo 28 febbraio inizierà la “sede vacante” e sarà poi compito del Conclave eleggere il nuovo Pontefice. Tutto accadrà sicuramente in maniera più veloce in quanto non si dovranno attendere i novendiali, ovvero i 9 giorni di lutto che normalmente trascorrono dopo la morte di un Pontefice.

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