Villa di Don Verzé in Sardegna verrà abbattuta, è abusiva

Aperto un procedimento dal Comune di Olbia sulla Casa Rossa appartenuta al sacerdote. Lotta contro il tempo degli uomini del San Raffaele per salvare la proprietà.

di Giulio Ragni 19 Marzo 2012 12:11

Una vecchia stalla trasformata in una residenza da 3 milioni di euro, edificata senza i permessi necessari, con una piscina altrettanto abusiva e imponenti cubature issate a dispetto delle autorizzazioni previste. La Casa Rossa, la villa di don Luigi Verzé in Sardegna, situata in un angolo di paradiso della Gallura, a due passi da Olbia, rischia ora di essere abbattuta, dopo che lo scorso dicembre il Comune di Olbia ha avviato un procedimento contestando un abuso edilizio “a seguito del quale dopo un accertamento in loco, è stata emessa un’ordinanza di demolizione della Casa Rossa“. Anche da morto, il nome del discusso sacerdote scomparso pochi mesi fa continua ad essere associato a scandali e polemiche.

La vicenda della villa si intreccia inevitabilmente con il salvataggio del San Raffaele, ormai nelle mani del Tribunale Fallimentare: tutto dipenderà dai creditori che, se daranno il via libera entro 20 giorni alla proposta di concordato preventivo, permetteranno l’ingresso nelle attività dell’ospedale di un nuovo imprenditore, Giuseppe Rotelli. Tra i soldi che metterà lui, e la vendita degli altri asset aziendali, bisognerà tirare fuori entro il 2015 i soldi necessari per saldare i creditori. Entro quella data, secondo le disposizioni del Tribunale, bisognerà procedere alla dismissione di tutti gli immobili e le attività che non c’entrano con le cure mediche e la ricerca scientifica, ma la Casa Rossa potrebbe essere abbattuta a seguito del procedimento aperto dal Comune di Olbia.

Se fino ad oggi i consulenti della Fondazione erano abbastanza ottimisti, ora vige una certa preoccupazione per le sorti della villa: si spera che l’abuso “possa essere declassato a livello amministrativo“, tanto che gli uomini alla guida del San Raffaele hanno già proceduto con la richiesta di concessione in sanatoria, che contempla una sanzione pari al doppio degli oneri previsti. Ma per questo obiettivo “è indispensabile la firma della convenzione con il Comune“: riusciranno a trovare un accordo con il Comune? I motori delle ruspe sono già in azione.

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