Don Verzé, il prete milionario: “Sono come Gesù Cristo”

Il fondatore del San Raffaele in una lettera aperta: "Mi offro al giudizio di tutti, dei signori pubblici ministeri, del consiglio di amministrazione, dell'opinione pubblica e rivendico l'intera responsabilità morale e giuridica di quanto avvenuto per l'Ospedale".

di Gianni Monaco 2 Dicembre 2011 16:48

Si può viaggiare su aerei privati da 20 milioni, essere amico di tutti i potenti, pensare molto agli affari e non ai poveri e paragonarsi a Gesù Cristo? Si può, se ci si chiama Luigi Verzè. L’ex numero uno dell’Ospedale San Raffaele, sui cui conti indaga la magistratura, difende la sua creatura e passa al contrattacco. Il grande amico di Silvio Berlusconi (come pure del governatore della Puglia Nichi Vendola) ha deciso di rompere il silenzio dopo mesi.

Mi offro al giudizio di tutti, dei signori pubblici ministeri, del consiglio di amministrazione, dell’opinione pubblica e rivendico l’intera responsabilità morale e giuridica di quanto avvenuto per il San Raffaele, ne rivendico peraltro anche la fondamentale importanza del suo esistere e del suo perpetuarsi nella panoramica della cultura e della sanità”: lo scrive il prete manager in una lettera.

Nella missiva c’è anche un paragone quanto meno azzardato con le vicende bibliche: “Ho pensato di fare come Gesù Cristo, che dopo aver guarito tanti ammalati e dopo averci donato una dottrina salvatrice fu arrestato, calunniato e condannato alla croce: non si è difeso. Ma sono stato pregato di leggere una rassegna stampa e oggi non posso più tacere (…)”.

Il prete che al centro della sua carriera sembra avere messo il potere e gli affari, ora, a 91 anni suonati, vuole dare un’immagine diversa: “Solo i ricchi potevano accedere alle case di cura private, tenute soprattutto da Religiosi. ‘Un peccato – mi disse il cardinale Montini – che la Chiesa avrebbe dovuto pagare’. Metodo? Imitare Cristo Gesù che guariva tutti senza aspettare un grazie“.

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