Uccisione Awlaqi, Usa dichiara stato di allerta

di Vincenzo Avagnale 2 Ottobre 2011 12:00

Washington avverte i suoi cittadini che potrebbero esserci rappresaglie contro gli Stati Uniti per l’uccisione di Anwar al Awlaqi, leader di Al Quaida in Yemen.

Il Dipartimento di Stato ha avvisato in un comunicato del pericolo dopo che già il capo della polizia di New York aveva parlato di uno stato di allerta per la città, che poteva essere un bersaglio privilegiato in caso di attentati terroristici di ritorsione per la morte dell’uomo considerato il più in alto nella scala della successione ad Osama Bin Laden come capo di Al Quaida.

L’avvertimento è stato lanciato a livello mondiale e tutte le amministrazioni americane sono sul “chi va la” in attesa del contraccolpo; l’allerta verrà allentata solo dopo il 30 novembre. “La morte di Awlaqi, nel breve termine, potrebbe fornire a persone o a gruppi motivi per vendicarsi commettendo attentati in tutto il mondo contro cittadini o interessi americani. In passato Awlaqi e altri membri di Aqpa hanno esortato a compiere attentati” ha spiegato il portavoce del governo americano.

L’imam era sospettato dal governo statunitense di essere legato al nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, autore dell’attentato (poi fallito) del 25 dicembre scorso su un aereo di linea americano; inoltre era uno dei tre terroristi più ricercati dalla Cia (definito “most Wanted”). Il terrorista è stato ucciso mentre viaggiava in auto, un missile AGM-114 Hellfire lanciato da un drone Predator ha stroncato l’estremista senza dargli possibilità di scampo. L’operazione è stata diretta dalla Cia, ma materialmente condotta da un commando delle forze speciali.

Insomma un anno dal bilancio positivo per la lotta al terrore iniziata dagli Stati Uniti ormai 10 anni fa’ dopo gli attentati dell’11 settembre 2001; tuttavia, nonostante questo sia indiscutibilmente l’ennesimo passo avanti verso la sconfitta del terrorismo islamico, molti si chiedono se questa eliminazione spietata dei vertici delle organizzazioni terroristiche sia la soluzione al problema. Non sarebbe meglio che queste persone venissero arrestate e processate da tribunali internazionali piuttosto che uccisi fomentando vendette e stragi in una scia senza fine?

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